Facebook in cima alla lista di richieste diritto all’oblio da Google

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Google ha rilasciato alcuni dati interessanti sui link che è stato costretto a rimuovere dai risultati di ricerca in risposta alla corte di giustizia europea e alla legge sul diritto all’oblio. La società lunedi ha pubblicato l’ultima relazione di trasparenza, la quale rivela che il numero di richieste è impennato in questi ultimi tempi: ha ricevuto 348.085 richieste, per le quali ha valutato un totale di oltre 1.200.000 indirizzi.

Google ha rispettato il 42% di tali richieste, il che significa che oltre mezzo milione di risultati sono scomparsi dalle versioni europee dei suoi motori di ricerca. La società dice che Facebook è ancora una volta in cima alla lista degli indirizzi richiesti per la rimozione. Nella top 10 ci sono anche YouTube, Twitter, Google Plus e Google Groups.

Per il secondo anno consecutivo, il secondo dominio più popolare nella lista di indirizzi è uno di cui potreste non aver mai sentito parlare. Si chiama Profile Engine, un sito di “ricerca persone” che crea profili delle singole persone raschiando dati provenienti da siti di social media. Quartz l’anno scorso lo ha definito un “motore relativamente di ricerca a budget ridotto” (un anno dopo, la situazione non è cambiata), fu lanciato nel 2007 in Nuova Zelanda ed è in parte di proprietà dell’Università di Auckland.

La gente ama odiare questo crawler, che nel 2008 ha acquisito i diritti di sfogliare i dati degli utenti di Facebook. Infatti, al momento del lancio, si pubblicizzava come “primo motore di ricerca dedicato al mondo di Facebook“. Facebook avrebbe cambiato idea sullo svendere i propri utenti e ha chiuso il rubinetto nel 2010, ma poco dopo Profile Engine lo ha citato in tribunale.

Secondo la denuncia, sono stati venduti molti utenti nel corso della trattativa: “Sono stati aggregati più di 400 milioni di profili, insieme a più di 15 miliardi di connessioni di amicizia tra le persone e 3 miliardi di ‘mi piace’.” Ad ogni modo, questo è il Profile Engine, e tutte quelle persone sono ancora una forza con cui fare i conti, come dimostra il rapporto sulla trasparenza di Google: si dice che ha rimosso 7986 link per il sito Profile Engine. Per fare un confronto, da quando è iniziata la rimozione di link dai risultati di ricerca, Google ha eliminato 10.220 risultati da Facebook.

Google ancora una volta ha messo un po’ di carne al fuoco, condividendo 23 esempi di richieste in cui è incappato. Eccone alcune:

  • Ungheria: un pubblico ufficiale di alto grado ha chiesto a Google di rimuovere articoli recenti relativi ad una condanna penale vecchia di decenni. Google ha deciso di non rimuoverli.
  • Francia: Un sacerdote condannato per detenzione di immagini di abusi sessuali su minori ha chiesto a Google di rimuovere gli articoli che riportano la sua sentenza e conseguente cacciata dalla chiesa. Google non ha rimosso le pagine dai risultati di ricerca.
  • Lettonia: un attivista politico che è stato accoltellato durante una protesta chiesto a Google di rimuovere un link ad un articolo sull’incidente. Google ha fatto rimuovere la pagina dai risultati di ricerca.
  • Italia: Una donna ha chiesto a Google di rimuovere un articolo vecchio di decenni sull’omicidio di suo marito, che includeva il suo nome. Google ha rimosso la pagina dai risultati di ricerca.
  • Regno Unito: Un medico ha richiesto la rimozione di oltre 50 collegamenti ad articoli di giornale relativamente ad un incidente avvenuto in passato: tre pagine contenevano informazioni personali sul medico e sono state rimosse dai risultati di ricerca, mentre il resto dei collegamenti ai rapporti sull’incidente sono ancora presenti nei risultati di ricerca.

(Fonte)

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