Fornitori di Apple e Samsung legati al lavoro minorile in Africa

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Il cobalto estratto dai bambini lavoratori nella Repubblica Democratica del Congo sta entrando nelle catene di approvvigionamento di grandi aziende tecnologiche come Apple, Samsung e Microsoft, così come di case automobilistiche come Volkswagen e Daimler AG, secondo un’indagine di Amnesty International e Afrewatch, un’organizzazione non governativa del Congo.

Il rapporto pubblicato da Amnesty International delinea come il cobalto estratto da bambini di sette anni viene venduto ad una società con sede in Congo sussidiaria di Huayou Cobalt, una società cinese. La controllata, Congo Dongfang Mining International (CDM), elabora il cobalto e lo vende alle aziende in Cina e Corea del Sud, dove viene utilizzato per la produzione di batterie al litio per smartphone e auto elettriche. Amnesty ha contattato 16 aziende multinazionali possibili clienti dei produttori di batterie, sulla base di documenti di investitori e registri pubblici. La maggior parte dicono di essere a conoscenza di alcun legame con le società citate nel rapporto, mentre altre, come Apple e Microsoft, hanno detto che stanno valutando la questione. Amnesty dice che nessuna delle società ha fornito informazioni sufficienti per verificare in modo indipendente l’origine della loro fornitura di cobalto.

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L’indagine si basa su interviste a 87 persone che lavorano o hanno lavorato in miniere di cobalto in Congo, compresi 17 bambini tra i 9 e i 17 anni. Amnesty e Afrewatch hanno avuto prove fotografiche e video delle condizioni pericolose in cui molti dei minatori lavorano, spesso senza equipaggiamento protettivo e in condizioni di scarsa sicurezza. I bambini intervistati hanno detto di lavorare fino a 12 ore al giorno per guadagnare tra 1 e 2 dollari, e in genere lavorano all’aria aperta, raccogliendo e lavando rocce da siti industriali defunti o vicini a laghi e fiumi.

Portano carichi pesanti, devono affrontare abusi fisici, e sono regolarmente esposti a sostanze chimiche e polvere pericolosi, dice il rapporto, rischiando malattie polmonari a lungo termine e, in alcuni casi, persino la morte. L’esposizione prolungata alle polveri di cobalto è stata collegata a “malattie polmonari da lavoro”, potenzialmente fatali, perchè molte miniere artigianali vengono costruite male e ventilate peggio. Almeno 80 minatori sono morti in Congo tra il settembre 2014 e il dicembre 2015, secondo le informazioni raccolte da una stazione radio delle Nazioni Unite, anche se la relazione rileva che la cifra reale è probabilmente molto più elevata poiché molti incidenti non vengono segnalati.

“E ‘una vera tragedia, e pensiamo che le aziende che traggono profitto dal cobalto che finisce nei nostri smartphone, dovrebbero essere parte della soluzione”, afferma Mark Dummett di Amnesty. “Non ci sarebbe voluto molto per aiutare la vita di questi bambini.” La Repubblica Democratica del Congo rappresenta almeno il 50% della fornitura di cobalto nel mondo. L’industria mineraria del paese era dominata da una società statale, ma è crollata con il resto dell’economia congolese nel corso degli anni ’90. Da allora, il governo ha incoraggiato i minatori a scavare il cobalto in aree considerate non adatte all’estrazione mineraria, superando le disposizioni sulle pratiche ambientali e in materia di sicurezza. Ma Amnesty sostiene che il governo non ha abbastanza zone per l’estrazione artigianale autorizzata, costringendo molti a lavorare in settori non regolamentati, e ha fatto poco per far rispettare le sue regole. Il rapporto documenta anche i casi in cui i lavoratori statali estorgono denaro ai lavoratori delle miniere artigianali facendo loro pagare una tassa per l’accesso alle aree non autorizzate.

Secondo le stime dell’UNICEF c’erano circa 40.000 bambini che lavorano nelle miniere in tutta regione del sud del Congo nel 2014, e il dipartimento del lavoro americano ha elencato il cobalto congolese come un bene prodotto dal lavoro minorile dal 2009. Uno studio del governo del Congo, citato da Amnesty , stima che ci sono tra i 110.000 e 150.000 minatori artigianali nella regione meridionale del paese, la maggior parte dei quali sono lavoratori autonomi. Quasi il 64% della popolazione congolese vive in povertà, secondo la Banca Mondiale, e il paese si colloca quasi in fondo alla classifica dell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. Il conflitto in corso nel paese è stato alimentato in parte dalla sua vasta offerta di risorse naturali.

Nelle risposte scritte fornite ad Amnesty, Apple e Microsoft hanno detto che non potevano verificare se il cobalto nei loro prodotti proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, o se viene elaborato da CDM o da Huayou. Samsung SDI, che fornisce le batterie per Samsung e Apple, ha detto che è “impossibile” determinare se il suo cobalto proviene dal Congo, e che CDM e Huayou non sono parte della sua catena di fornitura. Ha riconosciuto di avere una relazione con la L&F Material, un produttore di batterie sudcoreano che è stato anch’esso coinvolto nella relazione, anche se ha sostenuto che i suoi materiali sono stati reperiti in Giappone. Volkswagen, Daimler, e Huawei hanno negato di avere qualsiasi attività commerciale con CDM o Huayou. Volkswagen ha riconosciuto un rapporto con Tianjin Lishen, un produttore di batterie cinese implicato nel rapporto, mentre Daimler non ha potuto confermare se il suo cobalto ha origine nella regione “a causa della elevata complessità della catena di fornitura del settore automobilistico.”

“Stiamo valutando decine di materiali diversi, tra cui il cobalto, al fine di individuare i rischi sul lavoro e ambientali, nonché le opportunità per Apple per realizzare un cambiamento efficace, scalabile e sostenibile”, ha detto Apple nella sua dichiarazione. “Mentre comprendiamo meglio le sfide connesse con il cobalto crediamo che il nostro lavoro nella regione africana dei Grandi Laghi e in Indonesia possa servire come linea guida importante per la creazione di soluzioni durature.” (Fonte)

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