Google può sbloccare il 75% dei dispositivi Android da remoto

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Alcuni dispositivi Android che eseguono versioni più vecchie del software possono essere resettati a distanza da parte di Google, qualora un tribunale ne richiedesse l’accesso, secondo un documento redatto dall’Ufficio del procuratore distrettuale di New York.

In altre parole, Google potrebbe tecnicamente reimpostare le password su molti dispositivi Android se ne avesse bisogno. La relazione è stata resa pubblica da Ben Woods di The Next Web, e conclude che i proprietari di nuovi telefoni Android non devono preoccuparsi di Google perchè non è più in grado di reimpostare la password in remoto, in quanto i cellulari con sistema operativo da Android 5.0 Lollipop in su hanno a bordo una funzione di crittografia completa del disco.

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La maggioranza delle persone, circa il 74% degli utenti di Android in base alla Dashboard per sviluppatori Android, hanno vecchie versioni di Android in esecuzione sui loro telefoni, e in base alle loro impostazioni potrebbero essere a rischio per queste modifiche di password remote.

Non tutti gli smartphone Android più anziani saranno vulnerabili, però: solo i dispositivi più vecchi che utilizzano la sequenza di sblocco possono essere sbloccati da Google.

In un post pubblicato Martedì mattina, Adrian Ludwig, capo della sicurezza di Android, ha chiarito che “Google non ha alcuna capacità di sbloccare qualsiasi dispositivo che è stato protetto con un PIN, una password o le impronte digitali.” Inoltre, alcuni vecchi dispositivi verranno criptati (un’opzione disponibile da Android 3.0), impedendo a Google di accedervi. Ludwig dice che il numero totale di dispositivi Android più anziani che utilizzano un modello vulnerabile per lo sblocco da remoto è “molto meno del 75% del totale degli smartphone Android attivi, anche se non abbiamo un numero esatto”.

Se possedete un iPhone e siete preoccupati che la stessa cosa possa accadere quando un tribunale ordina ad Apple di assisterlo per l’accesso a un dispositivo, sappiate che la maggior parte degli iPhone dispongono oggi di una cifratura completa del disco. Il documento del procuratore distrettuale di New York ha scoperto che i dispositivi che eseguono iOS 8 o superiore impiegano la cifratura completa del disco che non può essere penetrata da Apple, che l’azienda attiva per impostazione predefinita.

E con il tasso di adozione rapido delle nuove versioni dei sistemi operativi tra i fan di Apple, è sicuro dire che questo sarà un problema per qualsiasi legislatore che vuole vedere cosa c’è in un iPhone o in un iPad. (Fonte)

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