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Perché Apple Pay può riuscire dove Google Wallet ha fallito

Apple Pay, il nuovo sistema di pagamento mobile che Apple ha presentato questa settimana, sembra piuttosto sicuro. Sembra molto più sicuro di iCloud. La combinazione di autenticazione biometrica (dal sistema di impronte digitali Touch ID), comunicazione NFC e scambio di dati di posizione GPS determina un processo di pagamento di gran lunga più sicuro rispetto all’attuale sistema di carte di credito.

Ma questo non dice molto: le frodi con carta di credito dilagano, e una buona parte delle commissioni interbancarie che i commercianti pagano per gli emittenti di carte su ogni transazione con carta di credito (di solito circa il 2%) va ai reparti antifrode degli emittenti. Con i dati delle carte di credito rubati in massa da Target e Home Depot, Apple deve per forza migliorare la situazione attuale: se essa riuscisse a garantire una miglior sicurezza, la frode su Apple Pay sarà probabilmente ancora di gran lunga inferiore a quello che vediamo oggi con le carte a banda magnetica. Confrontate questa situazione con i conti di sicurezza, dove i consumatori hanno l’aspettativa che i loro dati non saranno mai rubati. Se le foto di nudo fossero state rubate al ritmo di numeri di carta di credito, ci sarebbe stata una rivolta.

La domanda è: cosa Apple è specificamente in grado di offrire ai principali attori del mondo delle carte di credito: consumatori, commercianti, emittenti di carte (banche e American Express), e le stesse reti di carte di credito (Visa, Mastercard, Amex)? Per gli emittenti di carte, che si assumono il rischio di frode, Apple sta offrendo sicurezza, e in cambio, Apple sta avendo una “carta regalo” sottoforma di tasso particolarmente scontato da cinque principali emittenti, tra cui AmEx. Come dice il professore di diritto James Grimmelmann, “Negoziare disposizioni di sicurezza è solo un modo per titani di contrattare sul prezzo fingendo di non essere in contrattazione”.

Nonostante l’annuncio tipicamente appariscente di Apple, la tecnologia è davvero nulla di nuovo: PayPal, Square e Stripe hanno tutti punti d’appoggio nel mercato della telefonia mobile, come anche Google Wallet. L’innovazione di Apple non è nella tecnologia, ma nei negoziati, in cui gli emittenti pagano effettivamente una piccola parte della loro commissione d’interscambio ad Apple. Apple ha spinto etichette musicali abbastanza facilmente con iTunes, penetrando lentamente ma con forza in un mondo in cui Apple è diventato l’intermediario de facto per la musica on-line. Le banche e le società di carte di credito sono nemici formidabili, entrambi noti per incredibili collusioni, e Apple con loro sta adottando una strategia più dolce.

Il professore di diritto Adam Levitin dice che sarà difficile per Apple Pay entrare nel complesso e affollato ecosistema di credito in qualunque momento, soprattutto perché le banche stanno già cercando di introdurre una maggiore sicurezza con le proprie “carte intelligenti” sotto lo standard EMV (Europay, Mastercard, Visa). “Gli emittenti si stanno già muovendo per le carte EMV,” dice Levitin. “Apple Pay non è una sostituzione, perché una carta EMV costa un paio di dollari ed Apple Pay richiede un iPhone”. Se gli emittenti avranno un sistema più sicuro allora Apple Pay sarà relegata ad un servizio di lusso di nicchia per fan di Apple.

Ciò assume però che Apple si accontenta di rimanere un intermediario di “portafoglio chiuso” delle transazioni. Se Apple può usare iPhone e altri dispositivi per aumentare la propria presenza nel mercato della telefonia mobile, può anche guadagnare una posizione più potente e invadere il territorio delle reti e delle emittenti, sia offrendo incentivi ai commercianti e ai consumatori, sia permettendo loro di accedere ai dati di acquisto. Questo non può accadere a breve termine; Apple è stata così attenta a non pestare i piedi agli emittenti che ha limitato la sua capacità a operazioni fuori valore. Ma Apple ha immense risorse finanziarie, grande portata, e il controllo totale sul proprio hardware e software, e quindi può essere più agile rispetto alle emittenti. Levitin dice che se Apple Pay avrà successo, sarà “un po’come Internet Explorer grazie a Windows”.

Google, invece, ha adottato un approccio più maldestro e meno di successo con il suo sistema di pagamenti mobili Google Wallet. Google stesso è diventato emittente unendo la carta di credito nella sua propria carta di credito standard. Ciò porta ha alcuni vantaggi: A differenza di Apple, è possibile utilizzare qualsiasi carta di credito. Ancora più importante, Google vede le transazioni, che rimarranno opache ad Apple, permettendo a Google di saperne di più sui suoi utenti. Ciò significa che Google può fare cose simili a ciò che fa l’applicazione Starbucks: ordina un caffè ogni volta che entrate in un locale, o cose simili. Apple non sarà in grado di svolgere niente di simile, fornisce soltanto “scambio di informazioni di mancato pagamento” tra clienti e commercianti.

Ma l’approccio di Google è dotato di un enorme svantaggio. In primo luogo, mette a Google l’incubo di trattare con tutti i vari meccanismi delle carte di pagamento, di fatto costringendolo a replicare l’ecosistema di credito in miniatura. Peggio ancora, dipinge un grande mirino sulla schiena di Google, perché Google si presenta come un concorrente di banche e reti, piuttosto che come un intermediario utile. Nessuno aveva intenzione di colpire il tipo di accordo con Google che Apple ha appena ottenuto. Di conseguenza, Google aveva pochi incentivi da offrire ai commercianti, e Wallet non è andato granchè.

Apple ormai è sinonimo di successo in questo mercato e potrebbe prendere piede. Ha vantaggi nella sua rete e nelle risorse, ma non può ancora sfruttarli appieno, per non alienare i giganti del credito. Ma se Apple può gradualmente espandersi su un sistema di pagamento convincente che è meglio di quello che le banche possono offrire e più attraente per i commercianti, allora sarà in grado di realizzare un colpo di stato nell’ecosistema di credito. Grimmelmann dice che le prospettive a lungo termine di Apple sono luminose: “Apple ha un sacco di esperienza nello spremere aziende che pensavano di essere loro a spremere tutti gli altri”.

Anche se una ventata di aria fresca potrebbe scuotere l’industria delle carte di credito, questo non si traduce necessariamente in una buona notizia per i consumatori o commercianti. Grimmelmann la mette così: “E’ bene assaporare le possibilità di Apple contro l’industria delle carte di credito, ma consumatori e commercianti rimarranno comunque pedine nella battaglia”.

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