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Apple taglia il programma Developers In Crimea

Le tensioni tra Russia e Stati Uniti sulla Crimea sono fuoriuscite nel mondo della tecnologia: gli sviluppatori stanno segnalando che Apple sta inviando avvisi di terminazione per le persone i cui account sono registrati in Crimea, citando le sanzioni che gli Stati Uniti hanno ordinato contro la regione in risposta alla volontà della Russia di annetterla nel 2014. Ciò significa che gli sviluppatori non potranno creare né pubblicare applicazioni nell’App Store di Apple. La mossa segue quella di Valve che pare abbia chiuso l’accesso alla sua piattaforma di distribuzione giochi Steam in Crimea.

La nota di Apple afferma che la risoluzione ha effetto immediato e richiede agli sviluppatori di interrompere l’utilizzo del software Apple e distruggere relativi materiali. Ha anche bloccato il loro accesso al proprio portale sviluppatore. Ecco La nota integrale:

Questa lettera è un Avviso di chiusura dell’accordo Registered Apple Developer (il “Contratto RAD”) tra lei e Apple, immediatamente efficace.

Apple potrebbe interrompere il suo stato di Apple Developer registrato in qualsiasi momento, a sua discrezione. Le nuove sanzioni sulla Regione Crimea annunciate dal governo degli Stati Uniti il 19 dicembre 2014 e annunciate dalla Commissione europea il 18 dicembre 2014 vietano la prosecuzione dell’accordo RAD tra lei e Apple. Per ulteriori informazioni, la preghiamo di rivedere l’ordine esecutivo 13685 e la comunicazione della Commissione europea.

Vorremmo infine ricordarle gli obblighi in materia di software e tutte le altre informazioni riservate che ha ottenuto da Apple come sviluppatore registrato. E’ immediatamente necessario interrompere l’utilizzo di tali materiali e distruggerli rispettando tutti gli altri obblighi di rescissione previsti nell’accordo RAD.

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Techcrunch ha contattato Apple per ulteriori commenti e per scoprire quali altri servizi potrebbero essere colpiti dalle sanzioni. Da ciò che è emerso, gli sviluppatori interessati potrebbero teoricamente cambiare il loro indirizzo in uno russo o ucraino, e saranno nuovamente autorizzati a partecipare programma RAD.

Il retroscena si trova in un classico caso di utilizzo dell’economia come leva diplomatica. La mossa di Apple è arrivata in risposta ad un ordine esecutivo firmato dal presidente americano Barack Obama il 19 dicembre, che descrive “ulteriori misure per affrontare l’occupazione russa della Crimea“. La regione, una penisola che si protende nel Mar Nero, ha meno di 2 milioni di abitanti, ma è diventato il pomo della discordia sulle tensioni tra Ucraina e Russia.

Gli Stati Uniti si schierarono con l’Ucraina nell’opporsi all’annessione della Russia nel marzo 2014, e queste misure – fatte cadere in linea con sanzioni analoghe predisposte dall’Unione Europea – hanno lo scopo di dare un giro di vite alla faccenda.

La tecnologia ricade nelle voci che gli Stati Uniti citano nell’ordine. Tra le varie attività che ora sono vietate ci sono nuovi investimenti nella regione da parte di soggetti statunitensi, importazione negli Stati Uniti di merci, servizi o tecnologie provenienti dalla Crimea così come l’esportazione, riesportazione, vendita o fornitura diretta o indiretta di qualsiasi merce, servizi, tecnologia alla regione di Crimea. Altri settori coperti nell’ordine includono investimenti e immigrazione.

Prima di questo, ci sono stati altri momenti dove il business di Apple con la Russia è stato messo in discussione. La società a un certo punto il mese scorso ha chiuso il suo store online dopo il crollo del valore del rublo. E’ stato poi riaperto diversi giorni dopo, con prezzi aumentati del 35% (un aumento enorme, se si considera che i prodotti Apple sono già oltre il budget di un acquirente medio). Tuttavia, con una popolazione di 144 milioni di abitanti e una forte cultura nella tecnologia, il paese rappresenta una grossa opportunità di mercato emergente per Apple (e altri).

Le aziende di tecnologia hanno dovuto affrontare problemi di un altro tipo in Russia: il governo di Putin ha messo in atto misure per il monitoraggio dei dati sui siti web, e restrizioni su alcuni tipi di contenuti. Questo ha portato alcuni siti, come Github, sempre bloccato, e altri, come Intel, a chiudere alcune delle loro operazioni online.

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