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Facebook censura le immagini di Maometto in Turchia

Facebook ha accettato di censurare le vignette del Profeta Maometto appena due settimane dopo che Mark Zuckerberg ha difeso il diritto alla libertà di parola in seguito agli attacchi terroristici di Charlie Hebdo. Il social network ha preso questa decisione dopo che le autorità turche hanno minacciato di bloccare il sito interamente se non avesse rimosso le immagini – alcune delle quali provenienti proprio dalla rivista Charlie Hebdo.

Il drammatico voltafaccia sarà personalmente imbarazzante per Zuckerberg, dopo che poche settimane fa, con aria di sfida, ha dichiarato: ‘Facebook non lascerà mai ad un paese o a un gruppo decidere ciò che la gente può condividere’. In un post datato 8 gennaio, mentre Said e Cherif Kouachi erano ancora in fuga dopo aver ucciso 12 persone a Parigi, ha scritto: ‘Qualche anno fa, un estremista in Pakistan voleva che venissi condannato a morte perché Facebook ha rifiutato di vietare del contenuto su Maometto che reputava offensivo. “Ci siamo mossi per questo, perché le diverse voci – anche se a volte offensive – possono rendere il mondo un posto migliore e più interessante. Facebook è sempre stato un luogo dove le persone di tutto il mondo condividono le loro opinioni e idee”.

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Zuckerberg ha continato: “Seguiamo le leggi in ogni paese, ma non abbiamo mai lasciato che un paese o un gruppo di persone dica quello che le persone possono condividere in tutto il mondo. Eppure, mentre rifletto sull’attacco di ieri e sulla mia esperienza con l’estremismo, questo è quello che tutti noi abbiamo bisogno di respingere – un gruppo di estremisti che cercano di mettere a tacere le voci e le opinioni di tutti gli altri in tutto il mondo. Non lascerò che accada su Facebook: mi sono impegnato a costruire un servizio in cui è possibile parlare liberamente senza timore di violenze.”

Secondo la BBC invece Facebook ha bloccato pagine ‘che hanno offeso il profeta Maometto’ dopo aver ricevuto un ordine da un tribunale di Ankara, la capitale della Turchia. Il numero esatto di pagine non è noto, ma alcune delle immagini su quelle pagine provengono direttamente dalle pagine di Charlie Hebdo – le immagini stesse che Zuckerberg stava difendendo. Il fondatore di Facebook è stato bollato come ‘un vigliacco di prima specie’, la ‘brutta copia di un essere umano’, e ‘un codardo liberale’ dagli utenti dopo che la notizia sulla decisione è diventata pubblica.

Non è la prima volta che Facebook è stato accusato di avere doppi standard censurando contenuti per conto dei regimi dittatoriali, mentre afferma di difendere la libertà di parola: nel dicembre dello scorso anno, il sito rimosse una pagina russa collegata a Alexei Navalny, noto critico di Vladimir Putin, dopo le richieste dei regolatori di Internet russi. Facebook è stato anche accusato di censurare gruppi dissidenti in Siria e in Cina, così come i gruppi che chiedono la libertà per il Tibet.

Questo è anche l’ultimo giro di vite da parte della linea dura del regime turco sui dissidenti: all’inizio di questo mese, il presidente della Turchia ha cominciato a premere per una nuova legislazione che consentirebbe ministri di vietare temporaneamente i siti web, constringendo Twitter a bloccare informatori anonimi. La proposta di legge dovrebbe consentire ai ministri di limitare l’accesso ai siti web ritenuti un pericolo per la vita, l’ordine pubblico, i diritti e la libertà. La Direzione delle Telecomunicazioni turca (TIB) avrebbe dovuto conformarsi entro quattro ore, e quindi applicare l’ordine del tribunale: il divieto esteso oltre le 24 ore.

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Ministro delle Comunicazioni Lutfu Elvan questa settimana ha difeso la proposta, dicendo che era necessaria dopo che la corte superiore della Turchia nel mese di ottobre ha annullato la normativa precedente che dà maggiori poteri per vietare i siti web, dicendo che sarebbe stata utilizzata solo in casi di emergenza. L’anno scorso la Turchia passò alla ribalta internazionale per i divieti temporanei su Facebook e Twitter dopo che venne rivelato uno scandalo di corruzione. Erdogan ha promesso di ‘sradicare’ Twitter dopo le accuse di corruzione del governo pubblicate sul sito di micro-blogging.

Intanto Facebook è stato brevemente vietato in Pakistan insieme a Twitter dopo che i siti si sono rifiutati di rimuovere le immagini relative al profeta Maometto. Facebook alla fine si è piegato alle pressioni ed ha bloccato le immagini in Pakistan.

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