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Facebook sospende i nativi americani per via dei loro nomi

Avevamo già parlato a settembre dell’intenzione di Facebook di introdurre un nuovo regolamento che impedisse agli utenti di registrarsi sotto falso nome o nick. Ma questi cambiamenti non sono riusciti a impedire agli utenti di essere sospesi dal sito, portando gli attivisti a rinnovare la loro spinta per far cambiare questa politica al gigante dei social network.

Dana Lone Hill, nativa americana, ha visto sospendersi il suo account la scorsa settimana dopo che le furono chieste molteplici forme di identificazione. Lone Hill è una tra i molti nativi americani a riferire che i loro account sono stati sospesi o i loro nomi sono stati modificati per adeguarsi alla politica di Facebook.

“Il Left Shark di Katy Perry venuto alla ribalta durante lo show dell’intervallo del Super Bowl ha una pagina di Facebook mentre noi dobbiamo dimostrare chi siamo”, ha scritto in un blog Lone Hill la settimana scorsa. Il suo account è stato reintegrato giorni dopo che la sua storia era di dominio pubblico negli Stati Uniti. “Nessuno dovrebbe fare affidamento sull’attenzione dei media per far sì che Facebook modifichi la sua politica sul vero nome”, ha scritto Nadia Kayyali, attivista alla Electronic Frontier Foundation, .

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La politica del “vero nome” è criticata da anni, ma Facebook la difende dicendo che è uno strumento importante per garantire che gli utenti non siano anonimi, e a suo avviso protegge le persone dagli abusi. Nel settembre 2013, alcune drag queen manifestarono contro questa politica dopo la segnalazione che i loro profili vennero sospesi o cancellati perché i loro nomi non corrispondevano a quelli sui documenti.

Nel mese di ottobre, l’azienda ha chiesto scusa alle drag queen dopo l’incontro con le rappresentanti della comunità. Ha anche cambiato la sua politica nel sottolineare “l’identità autentica” degli utenti e ha riaperto molti account. Sister Roma, la drag queen di San Francisco che ha guidato l’ultima campagna, ha fatto da tramite con Facebook quando gli utenti continuavano a segnalare problemi con l’accesso al servizio.

Nonostante queste mosse, l’ultima polemica ha messo la politica di Facebook sotto una lente più critica in quanto la gente continua a segnalare problemi con i loro account, tra cui drag queen, persone che utilizzano nomi diversi a lavoro e nativi americani. “Negli ultimi mesi abbiamo fatto alcuni miglioramenti significativi nell’implementazione di questo standard, tra cui migliorare l’esperienza complessiva e ampliare le opzioni disponibili per la verifica di un vero nome”, ha detto Facebook in una dichiarazione a ColorLines.

“Abbiamo più lavoro da fare, e le nostre squadre continueranno a dare priorità a questi miglioramenti in modo che tutti possano essere i veri sè stessi su Facebook.”

Kayyali ha scritto anche che Facebook dovrebbe istituire immediatamente una soluzione. “Senza mettere più controlli su come le persone possono segnalare i profili, Facebook ha dato a qualsiasi utente la possibilità di decidere di essere l’arbitro del nome di qualcun altro – anche se quel nome rappresenta secoli di tradizione culturale, come avviene per i nativi americani, o di appartenenza ad una famiglia adottata per le persone emarginate, come per le drag queen”, ha detto.

Ha anche detto che non si aspetta che Facebook faccia decadere la sua politica sul vero nome, ma la società dovrebbe valutare il suo processo di rendicontazione, sviluppare un chiaro processo d’appello e almeno fare in modo che le persone contrassegnate da questa macchia possano accedere ai loro account; attualmente, vengono accolti da una finestra che dice loro di dover cambiare il loro nome o fornire l’identificazione prima di poter accedere al sito.

Casi precedenti

Nel 2011, Salman Rushdie ha combattuto il gigante del social network quando il suo account fu sospeso perché il sito ha pensato che fosse un impostore. Il suo account è stato poi riattivato con il primo nome del suo passaporto, Ahmed, invece del nome che aveva scritto.

Egli fece appello a Mark Zuckerberg in persona su Twitter e il suo account venne finalmente ripristinato con il suo nome preferito. All’inizio di quell’anno, un blogger cinese criticò Facebook per la chiusura del suo account, che era attivo sotto uno pseudonimo, mentre il cane di Zuckerberg aveva un account con il suo nome.

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