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La Francia pensa a bloccare Tor e Wi-Fi pubbliche dopo gli attacchi di Parigi

Le forze di sicurezza francesi hanno elaborato proposte per vietare il Wi-Fi pubblico e l’accesso alla rete Tor, riporta Le Monde citando documenti del ministero degli Interni. Le proposte anti-terrorismo arrivano tre settimane dopo che gli estremisti islamici hanno ucciso 130 persone e ne hanno ferite più di 300 in una serie di attentati in tutta Parigi.

Secondo Le Monde, i documenti delineano due proposte di legge che la polizia francese e le forze di sicurezza vorrebbero attuare a seguito degli attacchi del mese scorso. Una riguarda lo stato attuale del protocollo di emergenza del paese, l’altra riguarda le leggi antiterrorismo francesi. Entrambe potrebbero essere formalmente presentate già a gennaio, aggiungendo che il ministero deve ancora decidere in merito alle misure che delineano.

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Il divieto di Tor proposto rientra nella serie di misure di non-emergenza antiterrorismo. La rete Tor è ampiamente utilizzata per proteggere l’anonimato degli utenti, e come nota Motherboard, la sua popolarità è salita a seguito delle rivelazioni sul programma di sorveglianza della NSA. La proposta francese prevede una misura per “proibire e bloccare” le comunicazioni sulla rete Tor all’interno del paese. Essa include anche un provvedimento che obblighi i servizi VoIP a consegnare le chiavi di crittografia su richiesta del governo. Tor Project, che gestisce la rete omonima, non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento.

I documenti non specificano come il governo applicherebbe un divieto per Tor, anche se la Cina ha bloccato la rete almeno dal 2012. Anche Iran e Russia hanno preso di mira la rete, sollevando preoccupazioni tra gli attivisti e gli informatori. I funzionari dell’intelligence in Francia e negli Stati Uniti hanno richiesto informazioni sui servizi e sulle reti di messaggistica per fornire alle autorità “back door” di accesso alle comunicazioni criptate a seguito degli attentati di Parigi, anche se le aziende di tecnologia e gli attivisti dicono che un indebolimento nella crittografia potrebbe danneggiare la privacy e la libertà di parola.

Un funzionario dell’intelligence che ha voluto restare anonimo ha detto al New York Times questo mese che l’uomo che ha guidato gli attacchi di Parigi, Abdelhamid Abaaoud, può aver usato un software di crittografia per tracciare l’operazione, anche se non è chiaro se gli assassini hanno usato Tor. Un semplice messaggio di testo in chiaro su un telefono nei pressi di uno dei siti dell’attacco ha portato la polizia a Abaaoud, poi morto in una sparatoria.

La misura per bloccare le connessioni Wi-Fi “libere e condivise” rientra invece nell’ambito dei cambiamenti proposti per lo stato d’emergenza. I documenti ottenuti da Le Monde sostengono che le reti Wi-Fi pubbliche devono essere bloccate perché è difficile per le forze di sicurezza identificare gli utenti ad essi collegati. La polizia inoltre ha proposto modifiche che permetteranno loro di setacciare veicoli e bagagli ricerca senza il consenso, e di effettuare controlli d’identità senza fornire giustificazioni.

Lo stato di emergenza della Francia aumenta la capacità del governo di condurre ricerche senza mandato, di mettere sospetti agli arresti domiciliari, e di raccogliere i dati personali dei sospetti terroristi. Dopo l’attentato del mese scorso, i legislatori hanno esteso lo stato di emergenza per tre mesi e hanno approvato un emendamento che rende più facile per le autorità di chiudere unilateralmente i siti web.

La Francia ha ampliato i poteri di sorveglianza del governo a seguito degli attacchi contro gli uffici di Charlie Hebdo e contro un supermercato kosher nel mese di gennaio, e i sondaggi condotti dopo gli attacchi di novembre suggeriscono che la maggioranza dei cittadini francesi sono disposti a sacrificare le libertà civili in cambio di una maggiore sicurezza. Ma sembra che anche le forze di sicurezza francesi non sono sicure se le sue ultime proposte sono costituzionali. Secondo Le Monde, i documenti interni comprendono una riga che recita: “Questione di costituzionalità?” (Fonte)

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