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Secondo uno studio Google manipola i risultati di ricerca

Google consapevolmente manipola i risultati di ricerca, in base ad un documento pubblicato Lunedi da diversi studiosi. Lo studio presenta prove del fatto che il gigante della ricerca si propone di ostacolare la concorrenza e limitare le opzioni dei consumatori. Il documento arriva proprio mentre Google si prepara a rilasciare la sua risposta all’indagine dell’Unione Europea, che si fonda su affermazioni simili ma relative a Google Shopping.

Il documento è stato scritto da Tim Wu, giurista ed ex consigliere di FTC, che aveva già scritto un articolo sul New Republic dicendo che Google aveva già passato immune un’indagine analoga della Federal Trade Commission. Ora, due anni dopo, Wu sta facendo dietro-front.

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“Quando i fatti cambiano, anche il vostro pensiero dovrebbe cambiare“, ha detto Wu a Re/code sull’evoluzione della sua posizione. “La cosa principale di cui ci siamo resi conto è sorprendente e scioccante: Google non sta presentando il suo miglior prodotto, ma una versione degradata e intenzionalmente peggiore per i consumatori”. Ha poi aggiunto: “Questa è la cosa più vicina al caso Microsoft vista da parte di Google”.

Per Wu, i fatti cambiati provengono da Yelp. La società di recensioni, e avversario di vecchia data di Google, ha costruito un plugin per browser destinato a ricreare la pagina di ricerca organica di Google spogliata da alcuni orpelli come le liste, i negozi sulla mappa e altre cose che Google ha iniziato a introdurre nel 2009 per le ricerche che innescano risultati locali. Yelp ha chiamato i risultati di ricerca alternativi “Focus sull’utente”, dopo la campagna anti-Google che assieme ad altre aziende come TripAdvisor ha lanciato lo scorso anno per convincere le autorità di regolamentazione dell’UE a spostarsi verso una causa antitrust.

Yelp ha condotto uno studio provando la sua versione della pagina di ricerca contro quella di Google, osservando 2.690 partecipanti. Gli utenti hanno cliccato attraverso la mappa della sua versione a un tasso del 45% più alto – la prova sostenuta dall’articolo di Wu e da Yelp che il modus operandi di Google nella ricerca nega ai consumatori i migliori risultati. “L’argomento semplice e ampiamente diffuso che la ricerca universale di Google propone sempre agli utenti i migliori risultati è dimostrabilmente falsa”, si legge nel documento. “Invece, nella categoria di ricerca locale, Google sembra distribuire strategicamente la ricerca in un modo che degrada il prodotto ed esclude alcuni rivali“.

Yelp ha ricompensato Wu per lo studio, insieme al suo co-autore Michael Luca, un economista di Harvard. Altre aziende spesso fanno lo stesso. “Mi pagano per il mio tempo”, ha detto Wu. “Ma non farei questo se non pensassi che fosse davvero così”. Il cuore del rapporto è la preoccupazione nata quando Google ha iniziato ad allontanarsi dai suoi originali dieci link blu nella ricerca, in favore dei propri risultati rispetto ad altri. Google ha più volte negato, sostenendo che la sua ricerca rinnovata mette i risultati più rilevanti di fronte agli utenti.

Anche se lo studio di Yelp non rivela la metodologia utilizzata, il suo approccio statistico è valido. Tuttavia, Google potrebbe sostenere che il focus esclusivo dello studio sui clic è una metrica troppo stretta per la preferenza dei consumatori nella ricerca locale. Google, particolarmente sul cellulare, sta cercando di ridurre i clic con risultati che mostrano immediatamente la risposta. Inoltre, i dati strutturati della società assorbono più segnali di ricerca locale, come la precisione di una posizione su una mappa, che può essere assente dal plug-in di Yelp. Gli intervistati possono aver cliccato di più sulla mappa di Yelp, ma questo non significa che siano arrivati a quello che stavano cercando. (Fonte)

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