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Google rivela per sbaglio le richieste del diritto all’oblio

I dati mostrano che il 95% delle richieste di privacy a Google provengono da cittadini per proteggere informazioni personali e private: ,eno del 5% delle circa 220.000 domande individuali presentate a Google per rimuovere selettivamente i link alle informazioni online riguardano criminali, politici e personaggi pubblici di alto profilo.

The Guardian ha scoperto nuovi dati nascosti nel codice sorgente sulla relazione di trasparenza di Google che indica i tipi di richieste trattate da Google, informazioni che ha sempre rifiutato di rendere pubbliche. I dati riguardano più del 75% di tutte le richieste fino ad oggi.

In precedenza, una maggiore enfasi era stata posta su informazioni selettive riguardanti esempi più clamorosi del cosiddetto diritto all’oblio di Google, riportati da alcuni mezzi di comunicazione che hanno in gran parte ignorato la maggior parte delle richieste da parte dei cittadini che si occupano di proteggere la loro privacy personale.

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Tra questi una donna il cui nome è apparso in articoli di notizie di rilievo dopo la morte del marito, un’altra voleva eliminazione il suo indirizzo dalle ricerche, e un’altra ancora aveva contratto l’HIV un decennio fa. I dati, che non sono stati rivelati pubblicamente fino ad ora, sono stati trovati durante l’analisi delle versioni archiviate delle relazioni di trasparenza di Google e dettagliano la ripartizione numerica di ogni richiesta, dettagliando i paesi e i tipi di problema. Il codice sorgente è stato poi aggiornato per rimuovere questi dettagli.

Questi dati coprono la maggior parte delle richieste pervenute da parte di Google, che hanno ormai superato quota 280.000 da quando la società ha iniziato a elaborare le richieste a maggio 2014 a seguito di una sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea. Di 218.320 richieste di rimozione dei collegamenti tra il 29 maggio 2014 e il 23 marzo 2015, 101.461 di queste (il 46%) sono state revocate con successo su ricerche dei singoli nomi. Di questi, 99.569 coinvolgono “informazioni private o personali”.

Solo 1.892 richieste, ossia meno dell’1% del totale, hanno avuto successo per i quattro restanti tipi di problemi individuati all’interno del codice sorgente di Google: “reato grave” (728 richieste), “figure pubbliche” (454), “politici” (534) o “protezione dei minori” (176) – presumibilmente perché riguardano vittime, testimoni incidentali o la vita privata delle persone comuni.

I dettagli per ogni paese rivelano che all’interno della categoria principale di “informazioni private o personali”, di poco meno della metà delle richieste di esclusione più di un terzo sono stati rifiutati, e il restante è ancora in attesa.

Per contro, per ciascuna delle altre categorie, circa uno su cinque sono state effettivamente cancellate. I numeri si dividono in modo uniforme tra criminalità, personaggi pubblici, politici e protezione dei minori. Circa due terzi di queste richieste vengono rifiutate.

In molti paesi, tra cui Francia, Germania, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Cipro, il 98% delle richieste riguardano informazioni private. Solo in tre paesi le informazioni private scendono al di sotto del 90%: l’Italia (85%), la Romania (87%) e l’Ungheria (88%). Nei restanti paesi più popolosi, come Regno Unito e Spagna, la percentuale è del 95%. In Italia, il secondo più grande tipo di problema è “reato grave” (1951 richieste, il 12% del totale del paese).

Non è chiaro se le richieste sono state fatte da coloro che sono il soggetto principale dei link o da terzi. Un link classificato come reato grave, per esempio, può comportare una richiesta proveniente da una vittima o da un testimone, piuttosto che dall’autore del reato.

Tra i paesi, vi è una variazione del tasso di accoglimento delle richieste. Ad esempio, oltre la metà delle richieste di Francia e Germania sono state revocate con successo, ma questo dato si avvicina a un terzo nel Regno Unito e in Italia. Queste differenze possono essere imputabili alle richieste stesse, al risultato di variazione culturale e giuridico tra i paesi, all’impatto delle autorità di protezione dei dati, o perché Google non sincronizza i criteri decisionali e di elaborazione tra i paesi.

Google ha detto in una dichiarazione: “Abbiamo sempre puntato a essere il più trasparente possibile sul nostro diritto all’oblio. I dati che il Guardian ha trovato nel nostro codice sorgente naturalmente provengono da Google, ma erano parte di un test per capire come avremmo potuto meglio classificare le richieste. Abbiamo interrotto la prova a marzo perché i dati non erano abbastanza affidabili per la pubblicazione. Stiamo comunque lavorando sui modi per migliorare la nostra segnalazione di trasparenza”.

Stefan Kulk, un ricercatore olandese specializzato nella legge dei motori di ricerca, ha dichiarato: “Google sta prendendo decisioni pubblicamente rilevanti. In quanto tale, sta diventando quasi come un tribunale o un governo, ma senza i controlli fondamentali sulla sua forza”. “Poichè sappiamo molto poco dei vari casi, Google può portare la discussione sul diritto all’oblio in una direzione qualsiasi: drammatizzare, o lasciar perdere”.

Egli osserva che il quadro giuridico è in parte responsabile, perché permette ai titolari del trattamento come Google di essere responsabile del processo di eliminazione dalla lista. “Per me, questo sottolinea ancor più l’importanza di Google di essere più aperto sulle richieste che riceve”, ha detto Kulk. “L’azienda non ha bisogno di mettere tutte le informazioni di ogni richiesta online, mossa che sarebbe chiaramente contro la legge sulla protezione dei dati stessi. Ma ha bisogno chiaramente di fornire informazioni più dettagliate”.

Il dottor Paul Bernal, docente di tecnologia e diritto dei media presso la Facoltà di Giurisprudenza UEA, sostiene che i dati rivelano che il diritto all’oblio sembra essere legittimo. “Se la maggior parte delle richieste sono private e personali, è una buona legge per le persone interessate. Sembra che ci sia bisogno di questo, le ragioni della gente paiono autentiche”. (Fonte)

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