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Guida alle nuove estensioni per i domini web

Fin dalla nascita di Internet, i nomi di dominio hanno sempre avuto estensioni piuttosto classiche: si parla da una vita di .com, .net, .org e .info, detti anche gTLD (global top-level domain, dove toplevel domain significa proprio “dominio di primo livello”, in contrapposizione con il dominio di secondo livello che è il nome del sito vero e proprio) ma anche dei domini di primo livello nazionali (in gergo si chiamano country code top-level domain o ccTLD), quali i .it per l’Italia, i .es per la Spagna, i .fr per la Francia, i .de per la Germania e così via, uno per ogni stato del mondo – ma anche per alcune regioni amministrative speciali (.hk per Hong Kong, .mo per Macau, .cat per la Catalogna, .ps per la Palestina e così via, passando per territori d’oltremare e possedimenti vari, per la lista completa potete consultare wikipedia). Addirittura è possibile registrare nomi di dominio associati ad alcune città.

Ma adesso la situazione è cambiata: l’ICANN, l’ente no-profit che provvede a controllare e gestire le estensioni dei nomi di dominio (e quindi i domini di primo livello), ha iniziato ad accettare le richieste di registrazione di singole imprese che operano su scala globale, ciò significa che ha iniziato a liberalizzare i domini di primo livello di tipo generico.

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In tutto sono circa 700 le nuove estensioni registrabili adesso: si va da quelle dedicate alle grandi città del mondo quali .madrid, .dubai o .roma, passando per esercizi commerciali come .hotel, .store, .bar, .restaurant, per finire con termini che in qualche modo evocano la rete internet, come .blog, .online, .web.

Tutto bellissimo? Da una parte si, se il vostro nome preferito è sempre stato occupato e impossibile da registrare, ossia se .com, .it, .org e compagnia bella erano già stati presi, potrete adesso dirigervi verso estensioni pittoresche quali .web o .online, oppure verso il .roma se il vostro sito ha come tema un’attività legata alla capitale. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: immaginatevi di voler fare “brand protection“, ossia la tecnica comunemente usata nel marketing online per proteggere un marchio su internet registrando tutte le estensioni più comuni per non farsele rubare (ad esempio, Facebook ha registrato chiaramente il nome di dominio facebook.com, ma anche facebook.it, facebook.net, facebook.biz e così via, per non rischiare che cadano in mani sbagliate, o peggio ancora della concorrenza). Adesso con oltre 700 estensioni il compito diventa decisamente arduo.

Per evitare che questo accada, molti di questi domini non sono attivabili all’istante: quando il registrar ha assunto la gestione del dominio di primo livello ha inizio la fase di sunrise, in cui saranno proprio le aziende che detengono il marchio ad avere la precedenza sulla registrazione. Stabilito che non si viola nessun marchio (o al contrario, che si intende fare brand protection) ha inizio la seconda fase, l’Early Access Period o fase di land rush, dove è possibile partecipare ad aste per aggiudicarsi domini premium a prezzo molto alto. Se l’asta va deserta il dominio passa nella terza e ultima fase, la General Availability, dove il dominio può essere acquistato ai prezzi canonici, da pochi euro a qualche decina di euro, ad esempio sul sito 1&1.

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