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Microsoft ha 100 miliardi di dollari su conti offshore

Quando qualcuno compra una copia di Office al Microsoft Store a Seattle, il denaro non prende la strada verso la sede della società di Redmond. Invece, dopo la contabilizzazione delle imposte, il profitto va ad una filiale di Microsoft in Nevada. Da lì, molto di quel denaro inizia una complessa migrazione globale che lo porta attraverso l’Atlantico, con due fermate nel paradiso fiscale dell’isola di Bermuda.

Microsoft negli ultimi 20 anni ha costruito questa rete di filiali in parte per ridurre al minimo le tasse che paga ai governi di tutto il mondo. La società non è affatto la sola: molte multinazionali hanno creato strutture simili, in alcuni casi riducendo il loro carico fiscale quasi a zero. Ma una lotta in tribunale di quest’anno tra Microsoft e l’Internal Revenue Service ha portato alla luce nuovi documenti che descrivono la struttura della società. Ulteriori documenti del tribunale, file aziendali e scritture fiscali provenienti da quattro continenti offrono un raro sguardo dettagliato al business parallelo di Microsoft: evitare le tasse.

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Nel caso di acquisto di Office a Seattle, dopo aver pagato le tasse statali, l’azienda invia il denaro alla controllata a Reno, in Nevada. Dopo l’atterraggio in Nevada, più della metà del denaro dalla vendita va a un ente portoricano. La società portoricana, dopo aver pagato una tassa locale del 2% e aver trattenuto una quota per i costi di ricerca di Microsoft, passa una parte del denaro rimanente ad una società irlandese. L’ultima tappa è un’entità chiamata RI Holdings. La sua sede è uno studio legale a Hamilton, Bermuda, un territorio del Regno Unito che non fa pagare alcuna imposta alle società.

Strutture simili coprono le attività di Microsoft in tutto il mondo. Dal 2001 al 2006, Microsoft ha completato una serie di accordi intra-aziendali che, in cambio di pagamenti anticipati, hanno spostato i diritti del codice del software e di altre attività sviluppate in gran parte negli Stati Uniti, a società controllate in Bermuda, Irlanda, Singapore e Porto Rico. Ciò ha ridotto le spese fiscali cumulative di Microsoft di decine di miliardi di dollari, secondo gli atti giudiziari e un’analisi dei documenti depositati dalla società.

Microsoft dispone di 108.000.000.000 di dollari offshore (quasi 100 miliardi di euro). Questa è la prova del successo della società nell’evitare non solo le tasse relativamente alte degli Stati Uniti, ma anche i pagamenti di imposta sul reddito in Europa e in altri paesi in cui vende i prodotti.

Le controllate estere di Microsoft hanno accumulato 108.300.000.000 dollari di reddito che la società ritiene di “reinvestire in modo permanente” al di fuori del paese, e quindi non soggetto a imposte statunitensi. La struttura che Microsoft ha creato è legale, e i rappresentanti aziendali dicono che Microsoft paga la giusta quantità di tasse nei paesi in cui opera.

“Noi serviamo clienti in centinaia di paesi in tutto il mondo e la nostra struttura fiscale riflette l’impronta globale della società”, ha detto Microsoft in un comunicato. Un portavoce ha osservato che la società ha pagato 4,4 miliardi di dollari di imposte nel suo più recente anno fiscale, e ha detto che le tasse pagate da Microsoft sono in linea con quelle delle società della lista S&P 500 (le 500 società più importanti del mondo).

Negli ultimi dieci anni, il pagamento delle imposte di Microsoft hanno inciso del 21,7%, secondo S&P Capital IQ. Dal 1986, il primo anno di Microsoft come società quotata in borsa, al 2004, Microsoft ha pagato un’aliquota media di circa il 34%, vicino al tasso del 35% dei prelievi del governo federale degli Stati Uniti. Tale misura si riferisce però a imposte differite di esercizi futuri, e comprende le imposte pagate per gli Stati Uniti e per altri governi.

Guardando solo le operazioni di Microsoft al di fuori degli Stati Uniti, tuttavia, il tasso di imposta della società è del 4,5%, secondo informazioni finanziarie di Microsoft. Questo tasso è inferiore al tasso d’imposta in tutti i paesi in cui l’azienda opera. I governi di tutto il mondo hanno iniziato a prendere atto che le aziende spostano i profitti per motivi fiscali. Il regime fiscale di Microsoft negli ultimi anni ha attirato il controllo dei legislatori negli Stati Uniti, nell’Unione Europea, in Cina e in Australia.

Ecco invece come funziona la struttura di Microsoft nel Regno Unito: quando qualcuno compra una copia di Office a Londra, la stragrande maggioranza dei proventi della vendita lasciano il paese prima di far parte del reddito della società. Questo perché la società che detiene i diritti di vendere i prodotti Microsoft è un’entità irlandese.

Microsoft ha venduto circa 3,3 miliardi di dollari di prodotti ai clienti del Regno Unito nel 2014. La filiale locale della società ha pagato 33 milioni di tasse, circa il 3%. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, un gruppo che aiuta a coordinare la politica economica tra le nazioni sviluppate, nel mese di ottobre ha proposto la più grande revisione del sistema fiscale globale degli ultimi decenni, uno sforzo per costringere le autorità fiscali ad assicurarsi che il reddito imponibile delle imprese si allinei più da vicino alla vera attività economica delle società in quel paese.

Microsoft ha rifiutato di dettagliare la ripartizione geografica dei ricavi e la provenienza delle fatture fiscali. “Le imprese sostengono che si trattano di informazioni riservate”, ha detto Clausing, economista al Reed College. “Ma forse il luogo in cui si pagano le tasse non dovrebbe essere una parte vitale della strategia di business di un’azienda. Se si stanno portando un mucchio di soldi alle Bermuda e di questo un’azienda è imbarazzata, allora è un problema che si deve risolvere”. (Fonte)

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