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Perché Microsoft non può dire quando HoloLens diventerà realtà

Il lavoro di Kudo Tsunoda è quello di sognare. E i sogni non sempre diventano realtà subito. In particolare, il lavoro del dirigente Microsoft è quello di sognare tutte le ragioni per cui le persone potrebbero volere che oggetti generati dal computer coesistano con il mondo reale. Fa parte del team che sta dietro ad HoloLens, una meraviglia della tecnologia che permette a chi la indossa di vedere animali virtuali salire su mobili o far sì che una parte dell’ufficio sembri la superficie di Marte. Oppure ancora costruire castelli con blocchi di Minecraft che stanno ovunque si mettano.

Oggi, Microsoft parte con la distribuzione della prima versione di HoloLens agli sviluppatori di tutto il mondo, sviluppatori che hanno pagato 3000 dollari per il privilegio di essere i primi a lavorare su questa tecnologia. Si tratta di una somma considerevole – il doppio dei 1500 dollari che Google originariamente chiese per i suoi dannati Google Glass, ma molto meno rispetto alle decine di migliaia di dollari che i principali sviluppatori di videogiochi spendono per l’accesso anticipato alle console.

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Ma deve costare meno, perché nessuno – nemmeno Microsoft, a quanto pare – sa quando una versione per il pubblico di HoloLens effettivamente sarà sugli scaffali, o come sarà come quando uscirà. Gli sviluppatori non vogliono rischiare soldi. Anche se Microsoft insiste sul fatto che ci sarà presto una versione finale, ha ripetutamente messo in guardia il pubblico di non aspettarsi che esca presto. C’è una ragione per questo, però: Tsunoda non sogna da solo.

Come ha spiegato alla conferenza Build di Microsoft, egli non progetta l’hardware, nè sviluppa il software. Il suo lavoro è quello di intermediario gli sviluppatori di progetti HoloLens e i team hardware e software HoloLens di Microsoft. La ragione per cui Microsoft sta divulgando una “Developer Edition” del casco è perché non sa nemmeno come dovrà essere la versione finale.

“Vogliamo ottimizzare e spingere l’hardware e il software per consentire agli sviluppatori di lavorare meglio”, ha detto Tsunoda. E Microsoft non prevede di rilasciare HoloLens, ha detto, fino a quando Microsoft e il suo esercito di sviluppatori non avranno fatto un bel paio di sogni. “Quello che vogliamo davvero faremo in modo di farlo, ben prima che la versione finale sia pronta: vogliamo avere l’intera gamma di esperienze olografiche disponibili per i consumatori”.

Un’idea mai sentita prima. Tsunoda descrive come gli piacerebbe mettere ologrammi attorno a casa sua per ricordargli di ciò che vorrebbe fare quando si sveglia. Invece di attaccare note adesive, immagina di attaccare promemoria olografici. Un cartone di latte vuoto in bilico di fronte al suo frigo, forse. Promemoria che esistono nello spazio reale, per persone la cui memoria spaziale difetta.

Potrebbe non essere una cattiva idea quella di aspettare fino a quando questi sogni diventeranno realtà prima di promettere troppo e troppo presto. Abbiamo visto cosa è successo a Google Glass, quando i primi utenti furono in grado di acquistarli prima della loro uscita al pubblico. E se la strategia di HoloLens sembra familiare, è perché è quasi esattamente come quella di Oculus.

L’Oculus Rift è uscito in due kit di sviluppo diversi e ha attraversato diverse versioni di prototipo pubbliche prima che Oculus (e il suo proprietario Facebook) decidesse che era pronto per il mercato, e anche allora non era proprio all’altezza di tutta l’enfasi che si era creata intorno quando è stato rilasciato all’inizio di questa settimana. Con Oculus, c’è ancora un divario tra il sogno e la realtà. Forse avrebbero dovuto aspettare un paio di mesi di più. Ma per HoloLens, la realtà è attualmente molto molto lontana dal sogno. (Fonte)

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