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Milioni di utenti Facebook non sanno che stanno usando internet

E’ stato in Indonesia tre anni fa che Helani Galpaya notò l’anomalia. Gli indonesiani intervistati da Galpaya dissero che non utilizzano Internet, ma parlavano con entusiasmo di quanto tempo passavano su Facebook. Galpaya, ricercatrice (e ora amministratore delegato) di LIRNEasia, chiamò Rohan Samarajiva, il suo capo ai tempi, per dirgli quello che aveva scoperto. “Sembrava che nelle loro menti Internet non esisteva; c’era solo Facebook”, concluse.

In Africa, Christoph Stork trovò qualcosa di simile. Guardando i risultati di un sondaggio sull’uso della comunicazione, egli scoprì quello che sembrava un errore. Il numero di persone che risposero dicendo di usare Facebook era molto più alto di quelle che dicevano di usare Internet. La discrepanza rappresentava circa dal 3% al 4% degli utenti di telefonia mobile.

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Almeno dal 2013, Facebook vuole collegare il mondo intero a Internet. Ma anche Sheryl Sandberg, dirigente di Facebook, ammette che ci sono utenti Facebook che non sanno di essere su internet. Così Facebook sta riuscendo nel suo obiettivo se le persone che connette non hanno idea che stanno utilizzando Internet? E che cosa significa se le masse di neo-utilizzatori sono online non tramite il web aperto, ma tramite una rete proprietaria dove devono giocare secondo le regole del capo di Facebook Mark Zuckerberg?

Questo è più che un problema di semantica. Le aspettative e i comportamenti del prossimo miliardo di persone che arriverà online avranno effetti profondi su come Internet si evolverà. Se la maggioranza della popolazione online del mondo passa il tempo su Facebook, poi politici, imprese, start-up, sviluppatori, organizzazioni non profit, editori, e chiunque altro interessato a comunicare con loro passerà su Facebook. Ciò significa anche che devono giocare secondo le regole di una società. E ciò ha implicazioni per tutti noi.

I dati

Misurare la penetrazione di Facebook contro la penetrazione di Internet è affare complicato. I numeri sulla penetrazione di Internet provengono da autorità nazionali di regolamentazione e dalle stime dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni, un organismo delle Nazioni Unite. Questi sono generalmente vecchi di mesi se non di anni. I numeri di Facebook provengono dalla piattaforma pubblicitaria di Facebook. Questi possono essere ingannevoli: alcune persone hanno più di un account, altri sono raramente utilizzati. E alcune persone accedono a Facebook attraverso i telefoni con solo le funzionalità online di base, in questo caso è difficile sostenere che in realtà utilizzano Internet in modo significativo.

Nel tentativo di replicare le osservazioni di Stork e Galpaya, Quartz ha commissionato indagini in Indonesia e Nigeria a Geopoll, una società che contatta gli intervistati in tutto il mondo utilizzando i telefoni cellulari. E’ stato chiesto alla gente se avessero usato internet nei 30 giorni precedenti, e se avessero usato Facebook. Entrambe le indagini hanno avuto 500 partecipanti ciascuno.

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Sembrerebbe, in superficie, che più persone usano Internet e più utilizzano Facebook, un risultato perfettamente ragionevole. Ma uno sguardo più da vicino ai dati (disponibili per intero qui) mostrano che l’11% degli indonesiani che hanno detto di aver usato Facebook hanno anche detto di non aver utilizzato Internet. In Nigeria, il 9% degli utenti di Facebook ha detto che non usa internet. Questi sono in gran parte giovani; l’età media degli intervistati con questa combinazione di risposte è di 25 anni in Indonesia e 22 in Nigeria.

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Sarebbe sciocco estrapolare questo a tutta la popolazione della Nigeria o Indonesia. Ma l’indagine fornisce la prova replicabile dei comportamenti descritti da Stork e Galpaya. Considerando la percentuale – il 10% degli utenti di Facebook nei sondaggi – i dati suggeriscono che almeno qualche milione degli 1,4 miliardi di utenti di Facebook soffre delle stesse idee sbagliate.

Gli effetti del malinteso sono visibili anche nei risultati dell’indagine. E’ stato chiesto agli intervistati se seguono i link su Facebook. In entrambi i paesi, più della metà di coloro che non sanno che stanno utilizzando Internet dicono che non seguono “mai” i link su Facebook, rispetto a un quarto o meno degli intervistati che dichiarano di usare sia Facebook che Internet. Se le persone rimangono su un servizio, ne consegue che contenuti, pubblicità e servizi connessi affluiranno a tale servizio, possibilmente con l’esclusione di altri.

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Come Facebook è diventato Internet

A Davos quest’anno, Sandberg ha detto alla folla benestante che nel mondo in via di sviluppo, “la gente entrerà nei negozi di telefonia e dirà ‘voglio Facebook.’ La gente in realtà confonde Facebook con Internet in alcuni luoghi”. O come ha detto Iris Orriss, dirigente di Facebook, “La consapevolezza di Internet nei paesi in via di sviluppo è molto limitata. In effetti, per molti utenti, Facebook è internet, in quanto è spesso l’unica applicazione accessibile”.

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Facebook è “spesso l’unica applicazione accessibile” come dice Orriss, ma è perché Facebook, che non ha risposto alle richieste di commentare questa storia, ha lavorato per assicurarsi di essere il più semplice ed economico per accedere. L’azienda sostiene internet.org, un’iniziativa per “portare Internet ai due terzi della popolazione mondiale che non ce l’hanno.” Tuttavia internet.org fornisce accesso gratuito solo a Facebook, Facebook Messenger, e ad una manciata di altri servizi, la maggior parte dei quali sono relativi allo sviluppo: diritti delle donne, lavoro, informazioni materno-sanitarie, FAQ sull’Ebola. Le uniche concessioni al web più ampio sono Wikipedia e la ricerca di Google. Ma fare clic su un risultato di ricerca di Google richiede un piano tariffario, e i dati devono essere pagati dall’utente.

Gli operatori di telecomunicazioni di tutto il mondo in via di sviluppo contribuiscono alla confusione, anche se si tratta di una sorta di profezia che si autoavvera. Gli utenti di Internet mobile passano un sacco di tempo su Facebook e WhatsApp (anch’esso di proprietà di Facebook). Le reti mobili vedono questo e offrono ai clienti piani tariffari “solo social”. In India ad esempio è possibile ottenere un piano dati solo per Facebook per circa 2 euro l’anno (i piani dati completi più economici costano circa 10 euro l’anno). Nelle Filippine, i piani dati solo per Facebook costano un quinto dei piani dati normali. In Ghana, l’operatore di telecomunicazioni Tigo una volta ha venduto un telefono Facebook. Sembrava un Blackberry con una grande “F” blu come tasto centrale. Anche in America Sprint offre un piano dati esclusivamente per l’accesso a Facebook e Twitter.

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Perchè è importante

La dirigenza di Facebook generalmente respinge i suggerimenti che l’intero progetto internet.org potrebbe essere egoista. Scrivendo al Time, a Lev Grossman fu concesso di trascorrere del tempo con Mark Zuckerberg quando l’amministratore delegato di Facebook andò in India per promuovere l’accesso a internet. Quando Grossman chiese se internet.org è self-serving, Zuckerberg disse solo potrebbe un giorno, tra alcuni decenni, pagare: “Se fai le cose buone per la gente in tutto il mondo poi ti ritorna indietro e beneficierai da esse nel tempo”.

Dave Wehner, capo della finanza di Facebook, è più schietto. “Io credo che nel lungo periodo, concentrarsi su come aiutare a collegare tutti sarà una buona opportunità di business per noi”. Se Facebook diventasse uno dei migliori servizi di questi paesi, ha spiegato in una recente conferenza, “poi nel corso del tempo saremo ricompensati per una parte del valore che abbiamo fornito”.

Questo è un obiettivo giusto per qualsiasi azienda alla ricerca del profitto. E poi, non è un accesso limitato meglio di niente? John Naughton del Guardian sostiene che non è così: “Questo è un modo pernicioso di inquadrare l’argomento, e dovremmo resistere. L’obiettivo della politica pubblica in tutto il mondo dovrebbe essere quello di aumentare l’accesso a Internet, l’intera Internet, non solo alcuni siti controllati da società. Possiamo, e dobbiamo, fare di meglio.”

Già alcuni servizi stanno iniziando ad allontanarsi dal web aperto e andando verso Facebook. E sta accadendo non solo nel mondo povero, ma anche in alcune parti povere del mondo sviluppato, dove esiste anche un senso tra alcuni che usare una app non è la stessa cosa che usare Internet, che richiede un browser web come Safari o Internet Explorer. Salix Case gestisce alloggi sociali di proprietà del governo in alcune parti del più povere del Salford, una zona nel nord dell’Inghilterra. Salix ha recentemente deciso di accettare reclami e pagamenti dai suoi inquilini su Facebook.

“Abbiamo capito che dobbiamo essere dove vanno le persone, piuttosto che costringerli a visitare il nostro sito”, dice James Allan, direttore marketing della società. Come risultato, le interazioni sono del 90% mentre il traffico sul sito è diminuito. Allan non deve decidere se l’onnipresenza di Facebook tra gli utenti di Internet meno abbienti è una cosa buona o cattiva. E’ semplicemente una cosa. Ma, come dice Samarajiva di LIRNEasia, “Ha implicazioni molto gravi. Si tratta di una piattaforma proprietaria. Non è l’Internet aperto che amiamo”. Eppure è ottimista sul fatto che Facebook alla fine porterà i suoi utenti verso quel luogo.

“Forse li introdurrà,” dice, “ad un concetto più ampio di Internet. Sono già su internet. Solo che non sanno di esserci”.

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