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Parlamento europeo vota per dividere Google

(Articolo originale). Non che il Parlamento Europeo abbia il potere di chiedere la divisione di Google naturalmente, ma questo è ciò che hanno appena votato. Google dovrebbe essere suddiviso nelle sue parti costituenti e le funzioni di ricerca completamente staccate da tutti gli altri servizi. L’assunto si basa su una comprensione del tutto errata di posizione dominante sul mercato e di monopolio, e anche su una incomprensione del dovere e responsabilità del governo di fronte a queste cose. Ma allora è così che l’Europa tende a governare in questi giorni. Ecco il report di base del Financial Times:

Non sconvolgerà i piani per la cena del Ringraziamento, ma Google dovrebbe comunque prenderne atto.

La società statunitense si è guadagnata l’ira dei parlamentari europei, che hanno appena votato 458 contro 173 a Strasburgo in favore di una risoluzione che suggerisce che il motore di ricerca venga separato dal resto dei suoi servizi, al fine di eliminare una distorsione percepita nei suoi risultati.

Il voto è privo di un qualsiasi peso di un’indagine antitrust, ma ha fatto spuntar fuori i legislatori americani, che dicono che la mossa politicizza inutilmente la richiesta continua da parte della Commissione europea di mettere il naso negli affari di Google.

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Tali risoluzioni del Parlamento Europeo non hanno alcun potere. Non sono il preludio ad una legislazione perché il Parlamento non ha il potere di suggerire le normative: questo è un potere che poggia saldamente ed esclusivamente nella Commissione Europea.

Tuttavia, una tale risoluzione mostra ciò che i parlamentari stessi pensano su un tema: o forse, per essere più precisi, quanto bene stanno andando le operazioni di lobby. Varie aziende che hanno perso contro Google nel campo della ricerca su internet si sono riunite in una lobby presso le istituzioni europee per far sì che Google sia gentile con loro. Questa è retorica della posizione dominante sul mercato, di monopolio, ma al centro di tutto questo è in realtà ci sono solo i produttori perdenti che insistono sul fatto che il mondo deve dar loro da vivere.

Ci sono davvero cose come monopoli, naturalmente. Ma ci sono tre prove che dovrebbero essere applicate a qualsiasi ordine pubblico o tentativo legislativo per affrontare l’esistenza di tale posizione dominante sul mercato. La prima è quella di chiedere come si sta realizzando la posizione dominante o di monopolio: se è attraverso il mercato si ha un monopolio naturale, mentre se è attraverso qualche privilegio legislativo allora può essere del tutto appropriato passare alla fase successiva, considerando ciò che potrebbe succedere. Tuttavia, se la posizione dominante sul mercato arriva semplicemente perché i consumatori preferiscono i prodotti dell’azienda dominante allora c’è ben poco da fare. I consumatori hanno parlato e chi sono i politici a contraddirli?

La seconda prova è quella di guardare se tale posizione dominante è contendibile. Se è propriamente un monopolio, dove le altre persone non possono entrare, allora sì, è necessaria forse un’azione. Ma la ricerca sul web non è affatto così: è eminentemente contendibile. Chiunque può creare un nuovo motore di ricerca e ogni consumatore può spostarsi da Google a un altro con un paio di clic. Non ci sono blocchi o barriere di entrata o di uscita sia sul lato degli sviluppatori che dei consumatori.

E, infine, occorre prendere in considerazione se la posizione predominante danneggia i consumatori. No, le considerazioni di altri produttori non devono entrare nella questione. Se i consumatori sono soddisfatti del servizio (perché lo usano, ovviamente), se i consumatori possono scegliere e se altri produttori possono entrare nel mercato, e se la posizione dominante non danneggia i consumatori, allora non c’è proprio alcun motivo per agire, non c’è bisogno per la politica pubblica di affrontare un problema che non esiste.

Tutto questo è semplicemente un non-problema e queste ultime notizie dal Parlamento Europeo sono semplicemente degli impotenti che si lamentano di qualcosa a cui nessuno interessa.

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