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Pinterest sì al nudo artistico; Facebook modera violenza, sessismo e misoginia

nudo artisticoPinterest, la piattaforma dedicata alla condivisione di immagini, video e fotografie ha deciso di cambiare la propria politica riguardo la pubblicazione di immagini di nudo. Molte erano infatti le pressioni che giungevano in tal senso dagli artisti che considerano giustamente il nudo una espressione artistica. Accogliendo dunque queste richieste Pinterest, la società fondata nel 2010 da Ben Silbermann, Evan Sharp e Paul Sciarra, ha comunicato al Financial Times di aver rivisto la propria policy riguardo le pubblicazioni di nudo e che le stesse saranno permesse, cambiando così la precedente policy che sanciva “Niente nudo, nudo parziale o pornografia”.

Sarà comunque un nudo artistico, avvisa Pinterest, anche se l’impresa nella quale si accinge non é certo facile. Infatti la moderazione dei contenuti che vengono pubblicati nelle proprie piattaforme é una delle maggiori sfide aperte sul tavolo di qualsiasi social network ed é un tema così sentito da diventare un problema per i ricavi.Così é successo a Facebook, che ricordiamo vive di pubblicità consistendo questa in 5,5 miliardi di dollari dei 6,5 miliardi di dollari di fatturato complessivo. Proprio l’eccessiva libertà di Facebook, i tanti messaggi a contenuto misogino, sessista o violento avevano indotto molte aziende a non comprare più spazi pubblicitari nella nota rete sociale. Le aziende infatti che spendono molto per posizionare adeguatamente il loro marchio e dare una immagine adeguata non intendono vedere poi associato lo stesso a contenuti inappropriati.

La nuova policy di FB, la quale ha detto basta a contenuti violenti, sessisti o lesivi delle donne, ha già iniziato a produrre gli effetti sperati, un esempio: Nissan é tornata ad acquistare spazi publicitari. Tuttavia vi é chi ancora non ritiene sufficienti gli sforzi di Facebook in tale direzione, come Nationwide, la più grande realtà immobiliare inglese che invece ha sospeso a tempo indeterminato l’acquisto di pubblicità finché non vi saranno “regole severe e chiare per impedire che il suo brand venga accostato a contenuti indecenti”.

 

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