FacebookGossip e frivolezze

Post su Facebook costa 12 mila dollari a ex moglie

Il post di Robyn Greeuw del dicembre 2012 riportava: “Separata da Miro Dabrowski dopo 18 anni di sofferenza, violenza domestica e abusi. Ora dovrò combattere il sistema per mantenere i miei figli al sicuro”. Il signor Dabrowski ha risposto facendo causa alla ex moglie, affermando che le accuse erano false e che il post, visto da familiari e conoscenti, gli aveva causato stress e imbarazzo.

Una donna, interrogata, ha detto alla Corte distrettuale della Western Australia che tale post le aveva fatto cambiare la sua opinione su di lui. “Ha detto che anche se sapeva che il signor Dabrowski era una persona molto premurosa e gentile, il post le ha fatto venire dei dubbi”, ha detto il giudice Michael Bowden. Il signor Dabrowski si è detto preoccupato che il post avrebbe rovinato la sua reputazione a Bunbury, la sua città, dove era un maestro di scuola. La signora Robyn Greeuw ha detto alla corte di aver subito abusi e umiliazioni di fronte ai suoi genitori, accuse di adulterio e conseguente controllo dei tabulati telefonici.

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Ha detto inoltre che anche lei sospettava che l’ex marito avesse una relazione, e lo ha accusato di percosse fisiche e verbali. Dabrowski si è scusato con sua moglie per il suo comportamento, ma ha negato di aver esercitato abusi verbali o fisici. Il giudice Bowden ha trovato questa difesa incredibile, ma ha detto che ciò non comporta l’accettazione automatica della versione della moglie, la quale mancava di credibilità.

Ha respinto la sua richiesta che il post era giustificato, dicendo che non era riuscita a dimostrarlo e che il signor Dabrowski, 54 anni, aveva il diritto di essere protetto. La signora Greeuw anche affermato che lei non conosceva Facebook e aveva pensato che la pagina del suo profilo fosse privata. Ha detto che qualcuno ha avuto accesso al suo account e scritto il post. Ma il giudice è stato soddisfatto che lo ha postato e poi rimosso un mese dopo, e stava semplicemente cercando di evitare le conseguenze delle sue azioni.

“Anche se la signora Greeuw non conosceva Facebook e non si rendeva conto che ciò che aveva scritto era divenuto pubblico su Facebook, ha comunque scritto tali osservazioni, ed è responsabile per la loro pubblicazione online”, ha detto. “Lei aveva l’obbligo di controllare i messaggi che appaiono sul sito”, ha detto il giudice.

Pur ammettendo il rischio che la diffamazione sarebbe potuta diffondersi ulteriormente, il giudice ha detto che una diffamazione su Facebook da parte di una ex coniuge, anche se non cosa da poco, non è così grave come una pubblicata su un giornale rispettabile.

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