Apple

Noto programmatore preoccupato per il futuro di Apple

Il fatto che qualcuno si stia lamentando del software di Apple non è una novità. Il fatto che uno dei produttori di app più importanti di Apple stia facendo un grande puzza su di essa invece lo è eccome.

“La qualità del software è calata in picchiata negli ultimi anni, ed io sono profondamente preoccupato per il suo futuro”, ha dichiarato Marco Arment, co-fondatore di Tumblr, Instapaper e Overcast, in un post sul suo blog. “Temo che la dirigenza di Apple non si renda conto abbastanza quanto profondamente i loro difetti nel loro software abbiano danneggiato la loro reputazione”.

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I critici del software di Apple sono cresciuti nettamente nel corso degli ultimi anni, rilevando che è esso stato superato da Android e Windows su molti fronti. I servizi cloud di Apple sono particolarmente mediocri, in quanto iCloud e iTunes continuano a far venire mal di testa agli utenti.

Ma le lamentele relative al software di Apple, iOS e Mac OS, sono state sempre abbastanza quiete fino a che un’ondata di bug e falle di sicurezza hanno afflitto entrambi i sistemi operativi nel corso degli ultimi mesi. Arment, che ospita il popolare Accidental Tech Podcast, ha detto che il suo Mac è “pieno di bug imbarazzanti e regressioni fondamentali”.

Egli ha affermato che gli utenti Mac prendevano in giro gli utenti Windows per gli stessi bug. Apple ha a lungo commercializzato i suoi prodotti come facili da usare e privi di bug con lo slogan “it just works” (tradotto in italiano come “funziona e basta”). Arment rileva che il motto non è “mai stato del tutto vero”, ma i prodotti Apple sono adesso ben lontani da questo obiettivo.

Arment teorizza che la colpa sia degli aggiornamenti push di Apple dei sistemi operativi iOS e Mac OS X rilasciati ogni anno. Anche Google aggiorna Android ogni anno o giù di lì, mentre Microsoft rilascia i suoi update per Windows ad un ritmo molto più lento.

Apple aggiorna i suoi sistemi operativi in concomitanza con le uscite dei suoi nuovi iPhone e Mac. “Il problema sembra essere abbastanza semplice: stanno facendo troppo, con scadenze non realistiche”, conclude Arment.

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