Smartwatch

Root di Android Wear subito dopo l’uscita

Nuovi smartwatch Android Wear di Google sono stati appena consegnati ai primi acquirenti, ma già alcuni proprietari intraprendenti hanno violato il software dei loro orologi per fargli fare cose “sorprendenti”. Il G Watch di LG, il primo smartwatch sul mercato che eseguire il sistema operativo Android Wear, è iniziato ad arrivare ai clienti questa settimana.

Insieme con il G Watch è uscito il primo gioco Android Wear (Flappy Bird), la prima app di personalizzazione (Binary Watch Face, che indica il tempo con le potenze di due), e abbastanza naturalmente per un sistema operativo Android molto hackabile, il primo hack.

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L’hack è noto come un “root” nel gergo hacker perché permette al proprietario di prendere i privilegi di root ossia la proprietà del software, basandosi sulla nomenclatura dell’utente con privilegi amministrativi completi dei sistemi operativi Unix-like come Android Wear. Il root pretende di migliorare la durata della batteria dell’orologio, aumentare la sua intensità di vibrazione e di avere “altre sorprese” per il proprietario.

Quelle che saranno queste sorprese, gli sviluppatori del software modificato non lo stanno dicendo. Se così fosse non sarebbe più una sorpresa no? Secondo rootzwiki.com, la nuova versione di Android Wear, nota come Gohma, è “Android Wear come dovrebbe essere”. Altri miglioramenti richiesti al’orologio LG G Watch includono una riduzione dei lag tra le schermate, miglioramento delle prestazioni generali e una migliore reattività al tocco. Essendo un root, dovrebbe avere anche il vantaggio di consentire ai proprietari di orologi di installare qualsiasi applicazione sul proprio dispositivo, con l’approvazione di Google o meno.

Se la possibilità di ottenere i privilegi di root su Android Wear si rivela un vantaggio competitivo per Google sui quasi-certamente imminenti iWatch Apple solo il tempo lo dirà. (Scusate il gioco di parole). I telefoni Android sono sempre stati hackerati e anche se questo fatto non è attraente per l’utente medio, lo è per i più smanettoni e tecnologici, e non c’è dubbio che essi siano molto orientati ad acquistare un dispositivo Android con il root piuttosto che un dispositivo Apple protetto.

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