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Samsung in Brasile affronta un caso curioso…

Samsung si trova ad affrontare gravi problemi legali in Brasile dopo diverse richieste di molestie morali perpetrate contro i suoi dirigenti.

Oltre a infinite richieste per creare posti di lavoro complessi con scadenze impossibili e costringendo il personale a bere alcolici durante sessioni di happy hour, i dipendenti hanno detto alla procura brasiliana di abusi provenienti da amministratori, secondo i documenti compilati durante l’udienza e visti dal quotidiano Folha de São Paulo.

I dirigenti avrebbero chiamato i loro subordinati “pigri” e “muti“, deridendo le loro conoscenze della lingua inglese e anche il loro aspetto: un membro femminile del personale è stato presumibilmente licenziato per essere in sovrappeso, secondo i documenti.

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Samsung ha ora firmato un contratto di regolazione della condotta, il quale deposita la controversia legale e costringe l’azienda ad investire 5 milioni di Reais brasiliani (poco meno di 1,5 milioni di euro) in campagne di marketing aziendali sulle molestie morali o il lavoro minorile in onda sulla TV brasiliana e sulla radio, e ad apparire sui principali supporti di stampa. Inoltre, altri 5 milioni di Reais saranno devoluti a delle istituzioni senza scopo di lucro a scelta dei tribunali del lavoro.

La società dovrà anche riferire alla Procura del Lavoro annualmente sui miglioramenti apportati e agire su eventuali situazioni intimidatorie, discriminatorie o coercitive nei suoi uffici brasiliani. Se non fosse conforme con l’ordine del tribunale, sarebbero applicabili altri 10 milioni di Reais di multa, così come 50.000 Reais per ogni nuova lamentela riguardante le molestie.

Una dichiarazione rilasciata da Samsung dice che “firmare l’accordo non implica un riconoscimento del fatto” e che la società si è impegnata a “trattare il personale con dignità fornendo un ambiente che soddisfa i più elevati standard di salute, sicurezza e benessere”.

Samsung non è estranea ai tribunali del lavoro in Brasile. Nel 2013 venne intrapresa un’azione legale contro la società citando condizioni di lavoro precarie imposte ai propri 6.000 dipendenti in un impianto di produzione a Manaus, nel nord del Brasile, dove 2.000 dipendenti hanno dovuto prendere congedo per malattia fino a 2 settimane in un solo anno a causa di questioni come problemi alla schiena e lesioni da sforzo ripetitivo.

Nel 2011, la società dovette pagare 500.000 Reais (poco meno di 150.000 euro) in danni ai dipendenti in una struttura a Campinas, nello stato di São Paulo. A quel tempo, i dipendenti descrissero l’ambiente di lavoro presso l’azienda come “terrificante”, dove il personale costantemente riceveva minacce dai dirigenti.

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