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Gli smartphone cinesi trascinano l’economia del Giappone

Il boom degli smartphone in Cina è alimentato da una fonte improbabile: i pezzi dei produttori giapponesi. Le aziende cinesi come Xiaomi, Lenovo e Huawei stanno dando sempre più battaglia ai giganti degli smartphone come Apple e Samsung con dispositivi ad alte prestazioni e basso costo. Parti significative di questi telefoni, in alcuni casi il 50%, sono costruite da aziende giapponesi come Murata o TDK. Le parti vanno da display a moduli Wi-Fi a condensatori ceramici per la memorizzazione dell’energia.

“Quasi tutti i produttori di cellulari sono nostri clienti,” ha detto Tsuneo Murata, presidente di Murata, che produce condensatori e altri componenti. “La domanda è in crescita“. Le vendite di parti hardware per i telefoni sono un punto luminoso nel settore dell’elettronica del Giappone decisamente in calo negli ultimi anni, e il mercato smartphone della Cina, il più grande e in crescita del 19% l’anno, è un grande punto a favore. Le vendite sono alimentate da una concorrenza spietata tra decine di marchi, alcuni dei quali offrono smartphone a meno di 80 euro. Prezzi più bassi significano budget ridotti per le parti, ma i fornitori giapponesi spesso forniscono una quota maggiore di componenti ai marchi cinesi rispetto che ad Apple o Samsung, dicono gli analisti.

Nel secondo trimestre di quest’anno, Xiaomi ha scavalcato Apple e Samsung per diventare il fornitore di smartphone più venduto in Cina, secondo la società di ricerca Canalys. Un’analisi di Counterpoint dice che i brand cinesi cattureranno circa i tre quarti del mercato nazionale quest’anno, in termini di volume. Questo dato era un terzo nel 2010.

Le aziende cinesi stanno amplificando gli acquisti di pezzi giapponesi per spingersi oltre il mercato interno, al fine di aggiornare i loro telefoni e renderli appetibili ad una clientela internazionale. In alcuni telefoni cellulari cinesi i fornitori giapponesi producono fino a metà delle parti, ha detto Daiki Takayama, analista di Goldman Sachs.

Un altro produttore di smartphone cinese, ZTE, acquista display dalla giapponese Sharp per i suoi telefoni di fascia alta insieme con i moduli fotocamera di Sony, secondo quanto detto da Lu Qianhao, capo della strategia marketing della società. Ha citato il know-how tecnologico, l’esperienza di produzione e il controllo qualità come i vantaggi dei fornitori giapponesi.

Per contro, i fornitori giapponesi producono circa un terzo dei materiali per i più recenti iPhone 6, ancora meno per i telefoni Samsung, ha detto Shoji Sato, analista di Morgan Stanley.

Anche Japan Display, le cui azioni sono precipitate la settimana scorsa dopo aver previsto una perdita questo anno fiscale a causa di ritardi nelle vendite di Apple, dice che si aspetta che di vendere ai produttori di smartphone cinesi parti per quasi 1,5 miliardi di euro il prossimo anno. Japan Display produce schermi a cristalli liquidi per smartphone e tablet, una delle aree più competitive nel settore, in cui rivali come la coreana LG stanno entrando alla grande. Fornitori come Murata, che dominano nicchie difficili da penetrare, stanno invece facendo meglio.

Murata, che ha sede a Kyoto, ha una lunga tradizione nella produzione di parti di ceramica ed ha affinato la sua specializzazione in condensatori e relativi componenti. Gli ultimi condensatori della società non sono molto più grandi di un granello di sabbia ma contengono circa 100 strati di ceramica, e Murata utilizza macchine e metodi proprietari per farli. “E’come fare un buon millefoglie”, ha detto il signor Takayama. “Potete acquistare uova di altissima qualità, la migliore vaniglia o qualsiasi altra cosa, ma nessuno sa come mescolare o per quanto tempo va cotto”.

Poichè Murata è il più grande fornitore al mondo di condensatori per telefoni con una quota del 35%, può assicurare ai produttori una fornitura affidabile, dicono gli analisti. Questo è importante visti i tempi stretti del business degli smartphone. I condensatori costano pochi centesimi o meno, ma i portatili ne contengono da 700 a 800, tre o quattro volte di più che nelle precedenti generazioni di smartphone, secondo l’azienda.

Shoiji Sato di Morgan Stanley stima che Murata vende parti per circa 2 euro per ognuno degli smartphone della maggior parte dei produttori di smartphone cinesi. Dato che solo Xiaomi ha previsto vendite per 60 milioni di telefoni nel 2014 e 100 milioni l’anno prossimo, ciò è una solida fonte di reddito. Invece Apple, che utilizza più condensatori, così come altre parti che i produttori cinesi non acquistano generalmente da Murata, compra parti per circa 7-8 euro per ciascun iPhone, secondo le stime di Sato. Le vendite di Murata ai produttori di smartphone e ad altri fornitori di dispositivi di comunicazione sono aumentate di circa il 90% negli ultimi cinque anni.

L’area di Kyoto ospita anche produttori Rohm Semiconductor, Nidec e Kyocera, che sono state tra i maggiori beneficiari del boom smartphone cinese. TDK, che ha sede a Tokyo e produce condensatori e altre parti, afferma che le sue vendite ai produttori di smartphone cinesi sono aumentate del 50% nel trimestre aprile-giugno.

La spinta per automatizzare gli impianti di assemblaggio di smartphone in Cina, tra cui anche quelli che producono i telefoni per le marche non cinesi, sta fornendo un ulteriore impulso ai fornitori giapponesi. Fanuc, produttore di robot industriali all’ombra del Monte Fuji, nel mese di settembre ha bruscamente aggiornato le sue previsioni per le vendite e gli utili per l’esercizio conclusosi nel marzo del 29% e del 26% rispettivamente.

Katsushi Saito, analista di Nomura Securities, ha detto che la crescita degli ordini da di Hon Hai Precision Industry Co., che opera con il nome commerciale Foxconn Technology Group ed è un grande assemblatore di telefoni Apple e Xiaomi, è stato il motivo probabile. Un portavoce di Fanuc ha detto che non poteva rivelare i nomi dei clienti della società, Apple non ha risposto a una richiesta di commento, così come Xiaomi e Foxconn si sono rifiutate di commentare.

Gran parte della crescita della domanda di parti di quest’anno è dovuta all’implementazione in Cina di reti ad alta velocità e telefoni che operano su di esse. I Fornitori di componenti giapponesi hanno anche beneficiato della recente debolezza dello yen giapponese, che riduce il divario di prezzo con i concorrenti in Corea del Sud e Cina. Come altri fornitori di parti, Murata sta guardando al di là del boom di smartphone cinesi verso nuovi mercati come la tecnologia indossabile, le aziende automobilistiche e l’assistenza sanitaria.

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