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Thailandese offende il suo Re su Facebook: 30 anni di carcere

Un uomo è stato condannato a 30 anni di reclusione per aver insultato il Re thailandese su Facebook. Il carcere è stato imposto ai sensi del diritto di lesa maestà del paese, che prevede che una persona venga condannata al carcere per oltraggio al re, alla regina, all’erede, o al reggente.

Come riporta The Guardian, il tribunale militare di Bangkok ha trovato Pongsak Sriboonpeng, 48 anni, colpevole di “scrivere messaggi e caricare immagini diffamanti della monarchia in sei messaggi su Facebook“. Anche se la somma dei crimini ammonterebbe a 90 anni di carcere, il giudice ne ha imposti “solo” 60 (dieci anni per ogni post offensivo), pena poi dimezzata perché Pongsak Sriboonpeng si è dichiarato colpevole.

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Il suo avvocato ha sottolineato che si tratta di un nuovo record per la legge, e ha notato che potrebbe non esserci appello per la sentenza, in quando è stata imposta da un tribunale militare in un paese ancora sotto la legge marziale. L’articolo del Guardian dice che le condanne per lesa maestà sono aumentate drammaticamente dopo che i generali thailandesi hanno preso il potere del governo eletto a maggio 2014.

La “tradizione” Thai di imporre (o minacciare di imporre) pene detentive lunghe per aver insultato la monarchia risale a molti anni fa. Ars Technica ha riferito come nel 2006, un cittadino degli Stati Uniti naturalizzato dalla Thailandia è stato arrestato al suo ritorno in patria, e presumibilmente costretto a confessare di aver infranto la legge. E’ stato rilasciato dopo aver promesso di non farlo di nuovo, lodando il re del paese.

Nel 2007 uno svizzero è stato imprigionato per 10 anni per il reato di lesa maestà, dopo che una condanna iniziale di 20 anni è stata dimezzata perché ha confessato. Lo stesso approccio è stato preso da un giudice all’inizio di quest’anno, quando una condanna iniziale di 50 anni per la pubblicazione di cinque immagini “infamanti” su Facebook è stata dimezzata a 25 anni.

La legge di lesa maestà è stata utilizzata anche per giustificare la censura online. Nel 2007, YouTube è stato bloccato in Thailandia perchè ospitava un video ritenuto offensivo per il re, mentre nel 2014 la legge è stata utilizzata per effettuare la sorveglianza di massa “specificamente indirizzata verso i soggetti che producono e scrivono contenuti di lesa maestà”.

L’articolo del Guardian osserva che i critici della legge osservano come essa venga utilizzata in modo mirato contro i nemici politici della elite monarchica e i loro alleati militari, così come chiunque si sia opposto al colpo di stato. (Fonte)

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