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Torna la Google Tax, stavolta dal Regno Unito

La mossa britannica è in gran parte simbolica, ma è un segno della crescente pressione sui giganti tecnologici americani da parte dell’Europa. Nel suo ‘Autumn Statement‘ al Parlamento in materia di tassazione, il Cancelliere George Osborne ha annunciato l’introduzione di ciò che è comunemente nota come “Google Tax” per costringere le multinazionali a pagare più tasse a livello locale sugli utili che guadagnano.

La tassa del 25% si rivolge esattamente ai giganti della tecnologia come Google e Apple che hanno imparato l’arte di spostare i loro profitti lontani dai mercati a maggior tassazione dove vengono effettivamente realizzati (come la Gran Bretagna o la Germania) a paesi a basso carico fiscale nell’UE o ai Caraibi. Tali manovre in genere sfruttano lacune nelle convenzioni fiscali internazionali per rimanere all’interno della legge.

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Google notoriamente ha generato più di 14 miliardi di euro di entrate dal Regno Unito nel periodo 2006-2011, ma ha pagato solo 11 milioni di euro di tasse sul profitto, secondo l’analisi di Reuters. Le autorità fiscali francesi, nel frattempo, stanno cercando di spremere fino a un miliardo di euro di tasse arretrate da Google.

Il giro di vite sull’evasione fiscale è diventato un’ossessione tra i governi europei da quando la recessione ha seguito la crisi finanziaria, con i ministri del tesoro disperati per tappare buchi nei loro bilanci con ogni mezzo possibile. Hanno avuto un certo successo con le persone che utilizzano i paradisi fiscali come la Svizzera, ma gli sforzi di spremere di più le società sono stati frustrati dalla vastità delle offerte fornite dai paesi come il Lussemburgo e l’Irlanda.

Osborne non ha fornito dettagli su come si potrebbe misurare la tassazione delle imprese, ma ha detto che l’imposta dovrebbe portare nelle casse dello stato 300.000.000 di sterline (circa 400 milioni di euro) all’anno. Sono ancora noccioline rispetto alla scala delle operazioni delle società prese di mira, e riuscirà a malapena a intaccare il deficit di bilancio del Regno Unito, che, a 91,6 miliardi di sterline e 5,2% del prodotto interno lordo, è ben oltre il limite, nonostante il Regno Unito abbia la più alta crescita tra tutte le principali economie avanzate del mondo, compresi gli Stati Uniti. la ragione principale per questo, dicono gli analisti, è che la bassa produttività e la crescita dei salari ha smorzato le entrate fiscali.

In tale contesto, Osborne ha avuto poco spazio per abbassare le tasse, e fatto irruzione nel settore bancario per cercare di racimolare qualcosa: Osborne ha dimezzato la quantità di agevolazioni fiscali che le banche saranno in grado di rivendicare contro i loro utili futuri per le perdite subite durante la crisi finanziaria, una mossa che porterà nelle casse della Regina circa 4 miliardi di sterline nei prossimi cinque anni.

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