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Padre di una vittima di Parigi denuncia Facebook, Twitter, e Google per supportare l’ISIS

Un uomo la cui figlia è stata uccisa negli attacchi terroristici di novembre a Parigi ha presentato una querela contro Facebook, Twitter, e Google per aver fornito “sostegno materiale” all’ISIS. Reynaldo Gonzalez ha presentato la causa in un tribunale federale della California martedì, sostenendo che le società hanno “consapevolmente” consentito all’ISIS di raccogliere fondi, fare propaganda, e reclutare militanti sulle loro piattaforme.

La causa è molto simile a una causa civile intentata contro Twitter nel mese di gennaio, presentata da una donna il cui marito fu ucciso durante un attacco terroristico ad Amman, in Giordania. L’accusa di Gonzalez comprende immagini e passaggi identici. La sua figlia 23 enne, Nohemi, era tra le 130 persone che furono uccise negli attacchi coordinati in tutta l’area di Parigi nel mese di novembre.

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Secondo il Communications Decency Act, le aziende del web in genere non sono ritenute responsabili per i contenuti che gli utenti pubblicano sulle loro piattaforme. Ma la causa intentata questa settimana si rivolge a Facebook, Twitter, e Google semplicemente per aver consentito l’ascesa dell’ISIS, piuttosto che contro il contenuto esplicito che il gruppo terroristico pubblica on-line. Senza le tre società, la causa sostiene che “la crescita esplosiva dell’ISIS nel corso degli ultimi anni non sarebbe stata possibile”. La denuncia sostiene inoltre che l’ISIS e YouTube, di proprietà di Google, hanno condiviso introiti pubblicitari sui video che il gruppo terroristico ha pubblicato.

“Questa denuncia non riguarda quello che dicono i messaggi dell’ISIS”, dice Ari Kresch, uno degli avvocati di Gonzalez, ma “si tratta di Google, Twitter e Facebook che permettono all’ISIS di usare le loro reti per il reclutamento e le operazioni”.

Facebook e Twitter hanno detto che il caso di Gonzalez è “senza merito”, mentre Google ha rifiutato direttamente di commentare. Nelle loro dichiarazioni, tutte e tre le società hanno indicato che le proprie politiche vietano la pubblicazione di materiale estremista.

Mentre l’ISIS continua ad utilizzare i social network per reclutare membri e ispirare gli attacchi, le aziende Internet sono sotto pressione in Europa e negli Stati Uniti per reprimere la propaganda del gruppo. Questa settimana, il direttore dell’FBI James Comey ha detto che Omar Mateen, l’uomo che ha ucciso 49 persone in una discoteca gay di Orlando di Domenica, è stato probabilmente radicalizzato da materiale estremista pubblicato online. In un discorso pronunciato dopo l’attacco di Orlando, Hillary Clinton ha invitato le aziende di tecnologia a “intensificare” la loro lotta contro la propaganda dell’ISIS. (Fonte)

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