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Wikileaks minaccia di lanciare un proprio Twitter

Wikileaks e il CEO di Twitter Jack Dorsey non se le sono mandate a dire dopo la recente decisione di Twitter di bannare l’editor di Breitbart e il troll Milo Yiannopoulos. Ieri pomeriggio, l’account WikiLeaks di Twitter ha dichiarato il ban un esempio di “cyber feudalità”, dicendo che Twitter aveva “bannato il conservatore libertario gay Yiannopoulos per aver parlato in ‘modo sbagliato’ della star di Ghostbusters Leslie Jones.

Secondo una dichiarazione di Twitter, Yiannopoulos è stato bannato per “incitamento di abuso mirato e molestie verso terzi” dopo che Jones ha iniziato a pubblicare esempi di abuso razzista e misogino che aveva ricevuto sulla piattaforma.

Dorsey ha risposto a Wikileaks: “Non proibiamo alla gente di esprimere i loro pensieri”, ha scritto. “Gli abusi e il loro incitamento nei confronti delle persone, tuttavia, non è permesso”.

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Nonostante il fatto che descrivere il ban come cyber feudalesimo “ non ha molto senso“, WikiLeaks ha sottolineato una serie di questioni legittime. Come molte persone, ha notato che Twitter sembra agire più strettamente quando l’obiettivo è una celebrità, e che il motivo esatto del ban non è trasparente – anche se, in difesa di Twitter, si dice che Yiannopoulos sia stato bannato in parte perché era già stato censurato sulla piattaforma.

Suggerisce inoltre che Twitter permette agli utenti di contare su caratteristiche come blocklist condivise e “uscire dal gioco della censura e della giustizia”. Sebbene ci sia spazio per discutere se un divieto di Twitter è “censura” o meno, in questo caso, un sacco di persone hanno suggerito che Twitter dovrebbe concentrarsi di più sugli strumenti che renderebbero più difficile molestare le persone invece di bannare dopo che il fatto è accaduto. Dorsey, infatti, ha ammesso che si tratta di “punti giusti”, dicendo che “stiamo lavorando per questo”.

Dopo di questo, però, le cose hanno cominciato ad uscire un po’ fuori dai binari. In primo luogo, WikiLeaks ha paragonato il ban delle persone su Twitter agli arresti di massa in Turchia e (apparentemente) alla Grande Purga di Stalin nel 1937 – sì, tecnicamente parlava del potenziale dei regolamenti di conti e abusi simili, ma a meno che Twitter non abbia la pena di morte, la posta in gioco qui è leggermente diversa.

Poi, ha minacciato di creare una vera e propria alternativa a Twitter. “Avvieremo un servizio rivale, se Twitter continua così, perché @WikiLeaks e i nostri sostenitori sono minacciati in uno spazio di giustizia feudale.”

L’impostazione anti-molestie di Twitter in generale e il ban di Yiannopoulos può essere criticabile. E’ troppo vago capire quando Twitter prenderà provvedimenti in materia di abuso, e non sembra molto in linea con ciò che Yiannopoulos e gli altri utenti hanno fatto in passato – quindi o Twitter sceglie di bannare gli utenti selettivamente, o non ha un sistema abbastanza robusto per far rispettare le sue regole in modo coerente.

Non si può ancora dire ciò che la filosofia del social network di WikiLeaks potrebbe essere: molto tempo fa ha puntato il dito verso persone che credono che la censura non sia solo bannare qualcuno da una grande piattaforma pubblica, ma negare loro uno spazio su qualcosa di piccolo come i commenti personalizzati su YouTube.

Ci sono luoghi in cui questa filosofia può funzionare bene: l’anarchia incontaminata di 4chan ha generato gran parte della cultura di Internet di oggi. Ma per usare una metafora comune, Twitter è in gran parte lì per le persone che vogliono un cocktail party, e dire loro che quello che vogliono davvero non è una proposta estremamente interessante. Se davvero si vuole gridare nel vuoto, non è necessario un nuovo clone di Twitter. Basterebbe fare una pagina web o un’app.

La versione ideale di Twitter farebbe in realtà ciò che Wikileaks suggerisce: costruire strumenti per permettere alle persone di scegliere con chi vogliono comunicare, e facilitare questo compito nel modo più trasparente possibile. E ovviamente, questa minaccia è probabilmente solo una battuta usa e getta. Ma vale la pena abbattere preventivamente l’idea che questo sforzo simbolico andrebbe preso sul serio.

Per creare una comunità sociale funzionale che lascia parlare chiunque con quasi chiunque altro (cosa che Twitter ha cercato di gestire per anni) ci vuole devozione, lungimiranza, e convinzione nel valore fondamentale dell’interazione civile. In questo momento, WikiLeaks parla di replica ed è utile come un omeopata che promette una cura per il cancro.(Fonte)

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